giovedì 13 dicembre 2012

Gesta del beato apostolo Andrea


Dalle Memorie Apostoliche di Abdia primo vescovo di Babilonia

LIBRO III

Gesta del beato apostolo Andrea

 

[1] L’apostolo Andrea era fratello di Pietro, soprannominato bar-Jona, figlio di Giona; fu tra i primi che seguirono Cristo; fu battezzato da Giovanni nel Giordano. Sentito nel deserto per bocca di Giovanni che Gesù era l’agnello di Dio, per divina chiamata e con il permesso di Giovanni, si portò in fretta dal fratello. Dopo avergli parlato di Cristo, persuase Pietro a seguirlo per andarlo a vedere. Dopo di ciò accadde che mentre lui e il fratello calavano le reti in mare, Cristo passò di lì, li chiamò entrambi; ed essi senza indugiare seguirono il Maestro. Dopo aver lungamente seguito Cristo, fu a lui gradito e finalmente, prima della passione, lo chiamò all’apice dell’apostolato. Queste sono le sue gesta prima della passione del Signore, le gesta di quest’uomo di Dio.

[2] E invero dopo il glorioso e nobile trionfo dell’ascensione del Signore, avendo i beati apostoli incominciato a predicare la parola di Dio in diverse regioni, il santo apostolo Andrea iniziò ad annunciare il Signore Gesù Cristo nell’Acaia. Nello stesso tempo l’apostolo ed evangelista Matteo aveva annunciato la salvezza nella città di Mirmidone. Ma gli abitanti di quella città, indegni, mal sopportarono di ascoltare i miracoli del nostro Salvatore e non volendo abbattere i templi, avevano chiuso in carcere il beato apostolo, carico di catene, dopo avergli cavato gli occhi, con il proposito di ucciderlo pochi giorni dopo. Prima che ciò accadesse un angelo inviato da Dio ammonì l’apostolo Andrea di portarsi nella città di Mirmidone per liberare il fratello Matteo dallo squallore del carcere. Ma Andrea: "Dove andrò, Signore, se non conosco la strada?". E lui: "Va’ alla spiaggia e troverai una nave, sali sopra; io sarò il tuo nocchiero". Andrea ubbidì. Trovò la nave, vi salì e con i venti propizi navigò verso la città. Entrato, andò subito al carcere pubblico e trovò Matteo con altri prigionieri; pianse molto amaramente e dopo aver pregato così parlò: "Signore Gesù Cristo che noi predichiamo fedelmente e per il cui nome soffriamo queste cose. Tu che ti sei degnato ridare la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, il moto ai paralitici, la mondezza ai lebbrosi, la vita ai morti, operando con grande bontà, apri gli occhi al tuo servo, affinché possa camminare per annunciare la tua parola". Subito quel luogo fu scosso, una luce risplendette nel carcere, gli occhi del beato apostolo si illuminarono, le catene di tutti si spezzarono e i ceppi che stringevano i piedi si spaccarono. Al vedere tali cose tutti si misero a glorificare Dio dicendo: "Grande è il Dio che predicano i suoi servi". Guidati fuori dallo squallido carcere per mano del beato Andrea, coloro che prima erano prigionieri se ne andarono ciascuno alle proprie case: assieme a loro c’era anche Matteo.

[3] Lo stesso Andrea poi, rimasto presso Mirmidone, annunciava agli abitanti la parola del Signore; ma poiché non lo volevano ascoltare, presero Andrea e, legato mani e piedi, lo trascinarono per la città. Ma sotto questi tormenti il sangue cominciò a scorrere e i capelli ad essere strappati; l’apostolo allora così si rivolse al Signore: "Apri, Signore, il loro cuore affinché ti riconoscano quale vero Dio e smettano di compiere questa iniquità; non imputare loro questo peccato, perché non sanno quello che fanno". Appena ebbe finito di proferire queste parole, un improvviso timore colse gli uomini di quella città, e, lasciato libero l’apostolo, riconobbero il loro peccato dicendo: "Abbiamo offeso il giusto". Gettatisi ai piedi dell’apostolo, lo supplicarono di perdonarli e di mostrare loro la via della salvezza. Appena si alzarono, egli annunciò il Signore Gesù Cristo, raccontò i miracoli da lui compiuti in questo mondo, mostrando come avesse redento il mondo con il proprio sangue. Portati così al Signore gli abitanti di quella città, dopo aver concesso il perdono di tutti i peccati, li battezzò nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo.

[4] Lasciato quel luogo, venne nella sua regione. Qui, mentre camminava con i suoi discepoli, gli si avvicinò un cieco e disse: "Andrea, apostolo di Cristo, so che mi puoi ridonare la vista, ma non la voglio. Soltanto questo desidero, che convinca quelli che sono con te di darmi tanto denaro quanto mi è necessario per comprarmi un vestito e da mangiare". E Andrea: "Sono convinto che questa non è voce di uomo ma del demonio, il quale non vuole che costui riceva la vista". E voltandosi toccò i suoi occhi, che subito si aprirono; e quello glorificò Dio. E poiché era vestito di una veste povera e ruvida, l’apostolo disse ai suoi discepoli: toglietegli di dosso quella veste sporca e dategliene una nuova. Dopo che colui che era cieco fu spogliato di tutto, l’apostolo disse: "Riceva ciò che è sufficiente". Ricevuto il vestito, ringraziò e se ne tornò a casa sua.

[5] Un certo Demetrio, capo della città degli Amasei, aveva un servo egiziano, che amava grandemente. Questi, assalito dalla febbre, proprio in quel tempo aveva esalato lo spirito. Avendo frattanto Demetrio saputo dei miracoli compiuti dal beato apostolo, gettandosi ai suoi piedi disse piangendo: "Niente per te è difficile, ministro di Dio. Ecco, il mio servo che amavo assai, è morto. Confido perciò e ti prego di entrare in casa mia e di ridarmelo, giacché tu puoi tutto". All’udire ciò il beato apostolo, rammaricandosi delle sue lacrime, si recò alla casa del servo, e annunziando a lungo ciò che era necessario per la salvezza del popolo, si rivolse infine al morto e disse: "Nel nome di Gesù Cristo, servo, ti comando di sorgere e di essere sano". Subito il servo egiziano si alzò e l’apostolo lo consegnò al suo padrone. Allora tutti coloro che erano increduli, credettero in Dio e furono battezzati dal beato Andrea.

[6] Mentre accadeva tutto questo, un servo di nome Sostrate si recò segretamente dal beato Andrea a lamentarsi: "Mia madre si è innamorata di me e continua a tormentarmi perché mi unisca a lei; sono fuggito, avendo giudicato ciò una cosa nefanda. Ma lei, nell’eccesso dell’ira, è andata dal proconsole della provincia per gettare su di me il suo delitto. So bene che, una volta accusato, non potrò rispondere a queste accuse; preferisco inoltre morire, che far sapere a tutti il delitto di mia madre. Ora ti confesso questo, perché ti degni di invocare per me il Signore, affinché non sia condannato innocentemente". Stava ancora dicendo tali parole, quando arrivarono i ministri del proconsole a prelevarlo. Il beato apostolo, dopo aver recitato una preghiera, partì con il servo. La madre con grande decisione accusava il figlio: "Questo, signor proconsole, dimentico della pietà materna, mi voleva violentare, tanto che ho potuto sottrarmi con difficoltà". E il proconsole: "Dimmi, o servo, se sono vere le cose che tua madre proferisce". Ma egli taceva. Più volte il proconsole lo interrogò, ma il servo non rispondeva nulla. Continuando lui a tacere, il proconsole tenne un consiglio con i suoi per decidere sul da farsi. Intanto la madre del servo cominciò a piangere. Rivoltosi ad essa il beato apostolo Andrea disse: "O infelice che emetti un amaro lamento a causa dell’incesto meditato contro tuo figlio. Quanto lontano ti ha portato la concupiscenza! Non hai temuto di perdere l’unico figlio, presa com’eri dalla passione". Mentre ancora diceva queste cose, la donna soggiunse: "Sappi, proconsole, che da quando mio figlio ha tentato queste cose contro di me, da allora egli ha aderito a questo uomo". Adiratosi il proconsole per queste cose, comandò che il servo fosse rinchiuso nel sacco del parricidio e gettato nel fiume, e che Andrea fosse gettato in carcere fino a che fosse messo a morte, con altri supplizi da escogitare. Proprio in quel momento, mentre il beato apostolo pregava, accadde un grande terremoto con un immenso fragore; il proconsole cadde dalla sua sedia e tutti i presenti stramazzarono a terra; la madre del servo fu percossa, inaridì e morì. Alla vista di tali cose il proconsole si prostrò ai piedi del santo apostolo e disse: "Abbi pietà di noi che stiamo perendo, affinché la terra non ci inghiottisca tutti". Alla preghiera del beato apostolo, il terremoto cessò, le folgori e i tuoni smisero; e aggirandosi tra quelli che erano stati colpiti, li restituì alla vita. Da allora il proconsole e molti altri che erano in Acaia accettarono la parola del Signore, credettero in Gesù Cristo e furono battezzati dall’apostolo del Signore.

Avvenne poi in quel tempo che il figlio di Cratino, della città di Sinope, mentre si lavava nel bagno delle donne, perse i sensi e fu maltrattato dal demonio. E poiché era preso da grandi febbri e la moglie si era gonfiata per idropisia, egli inviò una lettera al proconsole nella quale chiedeva di pregare Andrea di venire da lui. Acconsentendo alla richiesta del proconsole, Andrea salì su di un veicolo e arrivò in quella città. Allorché Andrea entrò nella casa di Cratino, lo spirito maligno scosse il figlio e venne a prostrarsi ai piedi del beato apostolo, che lo riprese severamente dicendo: "O nemico del genere umano, allontanati dal servo di Dio". E questo subito con alte grida si allontanò da lui. Poi l’apostolo si portò al letto di Cratino e disse: "Giustamente sei ammalato tu che, abbandonato il tuo talamo, ti abbandoni alla fornicazione. Sorgi nel nome del Signore Gesù Cristo e sta sano, ma non peccare più se non vuoi incorrere in un peggiore malanno". E da quell’ora Cratino fu risanato. Alla moglie disse: "O infelice donna, la concupiscenza degli occhi ti ha ingannata, perché, lasciato tuo marito, ti unisti ad altri". E soggiunse: "O Signore Gesù Cristo, invoca la tua misericordia, esaudisci il tuo servo e concedi che, se questa donna dovesse ritornare alla impurità della libidine di cui prima si macchiò, non venga risanata integralmente; perciò, Signore, se sai, e tu nella tua potenza conosci anche il futuro, che questa donna si asterrà da questo vizio, comanda che venga sanata". Mentre diceva queste cose, evacuando per la parte inferiore tutto il liquido, fu sanata assieme a suo marito. Il beato apostolo rese grazie, spezzò il pane e glielo porse. Ricevutolo, credette nel Signore, con tutta la sua famiglia. Né‚ da allora essa e suo marito commisero le scelleratezze di prima. Cratino, prostrato in terra con sua moglie, voleva offrire all’apostolo grandi doni, ma l’uomo di Dio disse: "Non è mia abitudine ricevere queste cose, dilettissimi; è a voi piuttosto che spetta darle a coloro che ne hanno bisogno".

[7] E così senza accettare nulla di ciò che gli veniva offerto, partì per Nicea, in Asia; qui, lungo la via, tra i monumenti, c’erano sette demoni che ogni giorno lapidavano e uccidevano gli uomini che passavano per la strada. Mentre il beato arrivava, gli uscì incontro tutta la città con rami di ulivo, proclamando lodi e dicendo: "La nostra salvezza è nelle tue mani, uomo di Dio". Dopo che ebbero esposto tutta la loro storia, l’apostolo rispose: "Se credete nel Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio onnipotente, unico Dio, e nello Spirito santo, per suo aiuto sarete liberati dalle vessazioni del demonio". Essi risposero gridando: "Crediamo a tutto ciò che predichi e ubbidiremo ai tuoi comandi, per essere subito liberati da queste prove". Egli rese grazie a Dio per questa loro fede e comandò che i demoni si presentassero davanti a tutto quel popolo: questi si presentarono in forma di cani. Rivolto al popolo l’apostolo disse: "Ecco i demoni che vi hanno tormentato. Se dunque credete che io possa loro comandare nel nome del Signore Gesù Cristo di lasciarvi in pace, testimoniatelo davanti a me". Essi risposero gridando: "Crediamo che il Cristo Gesù da te predicato è il Figlio di Dio". Allora il beato Andrea comandò ai demoni: "Andatevene in luoghi aridi e infruttuosi e non vogliate più nuocere ad alcun uomo né avvicinarvi a nessun luogo dove verrà invocato il nome del Signore, finché non riceverete il supplizio del fuoco eterno per voi preparato". Diceva ancora queste cose, quando i demoni con un gran ruggito sparirono dagli occhi dei presenti. Da quell’ora la città fu liberata. Il beato apostolo battezzò gli abitanti, e pose a capo come vescovo Callisto, uomo sapiente, il quale custodì fedelmente tutto ciò che aveva ricevuto dall’apostolo.

[8] Uscito da Nicea, mentre Andrea si avvicinava alla porta di Nicomedia, un morto veniva portato in un lettuccio: il padre, in età avanzata, era sostenuto dalle mani dei servi, e a malapena poteva prestare l’ossequio funebre. Anche la madre, della stessa età, seguiva scapigliata dicendo: "Povera me! Arrivata alla mia età mi tocca passare al mio figlio quanto avevo preparato per il mio funerale". Mentre coloro che piangevano il morto gridavano queste e altre cose simili, si presentò l’apostolo del Signore e, partecipando alle loro lacrime, disse: "Vi prego, raccontatemi che cosa accadde a questo figlio, che ha lasciato questo mondo". Ma quelli, intimoriti, per lungo tempo nulla risposero. Finalmente, fattisi coraggio, dissero: "Mentre

questo giovane si trovava solo in una stanza, sopraggiunsero sette cani e si buttarono su di lui. Dopo essere stato da essi strapazzato, cadde a terra morto". Allora il beato apostolo Andrea sospirando, con gli occhi rivolti al cielo, disse fra le lacrime: "Signore, so bene che sono state le insidie dei demoni che ho scacciato dalla città di Nicea! Ti prego ora, Gesù buono, di risuscitarlo, affinché il nemico del genere umano non abbia a godere della sua morte". Dopo disse al padre del morto: "Che cosa mi darai se ti restituirò vivo tuo figlio?". E quello: "Non ho nulla di più prezioso: ti darò lui, se al tuo comando riavrà la vita". Allora il beato apostolo, con le mani tese verso il cielo, disse: "Ritorni, ti prego o Signore, l’anima di questo giovane, affinché con la sua risurrezione questi si convertano a te, lasciati tutti gli idoli, e la sua vita diventi salvezza per tutti coloro che periscono, sicché non siano più sottomessi alla morte, ma divenuti tuoi fedeli, meritino la vita eterna". Dopo che tutti ebbero risposto: "Amen", rivoltosi al feretro, disse: "In nome di Gesù Cristo, sorgi e sta sui tuoi piedi". Subito davanti all’ammirazione del popolo, quello si alzò e tutti a gran voce esclamarono: "Grande è il Dio Cristo che predica il suo servo Andrea". I parenti del ragazzo diedero molti doni al figlio risuscitato, affinché li desse all’apostolo. Ma egli non volle nulla. Volle portare con sé soltanto il ragazzo in Macedonia e istruirlo con parole salutari.

[9] Uscito intanto da Nicomedia, l’apostolo salì su una nave, entrò nell’Ellesponto e salpò per Bisanzio. Ed ecco il mare si mosse e soffiò un gran vento, tanto che la nave stava per essere travolta; mentre tutti si attendevano la morte, il beato Andrea pregò il Signore, e fece tacere il vento. Si calmarono subito anche i flutti del mare e venne una grande tranquillità. Scampati tutti da quel pericolo, arrivarono a Bisanzio. Partiti di là per passare in Tracia, da lontano si avvicinarono molti uomini con spade sguainate e lance, e volevano gettarsi su di loro. Al veder questo, l’apostolo Andrea fece il segno della croce verso di essi e disse: "Ti prego, Signore! Venga meno il loro padre, che li istigò a fare questo. Siano percossi da virtù divina, affinché non offendano coloro che sperano in te". Dette queste cose, passò un angelo del Signore con grande splendore, toccò le loro spade, e subito caddero a terra. E così il beato apostolo con tutti i suoi passò senza aver alcun danno. E coloro che prima erano nemici, gettate via le spade, si prostrarono dinanzi a lui e l’angelo con grande splendore si allontanò.

[10] Frattanto Andrea, terminato il viaggio, arrivò a Perinto città marittima della Tracia, per passare in Macedonia con una nave. Salito sulla nave per ammonimento dell’angelo nuovamente apparsogli, prima di salpare predicò la parola di Dio a tutti coloro che erano con lui sulla nave; tutti si lasciarono persuadere dalle sue parole salutari: assieme allo stesso capitano della nave, credettero in Gesù Cristo, glorificarono Dio. Rallegratosi il santo apostolo del fatto che neppure in mare mancasse chi ascolta la parola di Dio, e si converte al Figlio di Dio onnipotente, glorificò e lodò il Dio creatore del cielo e della terra.

[11] Mentre accadevano queste cose e prima che l’apostolo arrivasse in Macedonia, successe questo fatto. In Filippi c’erano due uomini facoltosi, fratelli, che possedevano grandi ricchezze: uno aveva due figli e l’altro due figlie. Poiché tra la cittadinanza nessuno vi era che potesse unirsi alla loro parentela, questi con un patto si obbligarono a vicenda di costituire una sola famiglia e di sposare i loro figli tra loro. Essendo già deciso il giorno delle nozze, il Signore parlò ad essi così: "Non vogliate sposare i vostri figli, finché non giunga qui il mio servo Andrea; egli vi dirà che cosa dovete fare". Già era preparata la stanza nuziale, i convitati erano stati chiamati e tutto l’apparato nuziale era pronto. Dopo tre giorni, giunse il beato apostolo; al vederlo gioirono assai. Andandogli incontro con corone, si prostrarono ai suoi piedi e dissero: "Preavvisati, ti aspettavamo, o servo di Dio, perché venissi e ci annunciassi il da fare. Per oracolo divino siamo stati obbligati ad aspettarti; ci è stato detto che i nostri figli non si sposassero prima che tu venissi". Il volto del beato apostolo era splendente come un sole, tanto che tutti erano meravigliati e lo onoravano. Sentito quanto era successo disse: "Non vogliate, figlioli, lasciarvi sedurre e ingannare questi giovani, per i quali può sopraggiungere il frutto della giustizia. Piuttosto fate penitenza, perché avete peccato contro il Signore, volendo macchiare il matrimonio dei vostri figli sposandoli tra consanguinei prossimi. Certo noi non sovvertiamo l’istituto del matrimonio, né impediamo le nozze: all’inizio Dio comandò che maschio e femmina si unissero. Condanniamo gli incesti". Mentre egli pronunciava queste parole, i parenti si commossero e dissero: "Ti preghiamo, signore, di invocare per noi il Dio tuo, perché abbiamo commesso questo delitto senza saperlo". I giovani vedendo il volto dell’apostolo splendere come quello di un angelo esclamarono: "Grande e santa è la tua dottrina, o uomo santo, e noi lo ignoravamo. Ora sappiamo veramente che Dio parla in te". Il santo Andrea rivoltosi ad essi, disse: "Custodite senza trasgressioni ciò che avete udito da me, affinché Dio sia in voi, e riceviate il premio delle vostre buone opere, cioè la vita sempiterna, che non avrà fine".

[12] Dette queste cose, l’apostolo li benedisse, lasciò Filippi, si portò a Tessalonica. Qui c’era un giovane nobile e ricco, di nome Exoo, i cui parenti occupavano in quella città un posto onorato; saputo dei prodigi del beato Andrea, venne dall’apostolo, all’insaputa dei suoi parenti; cadde ai suoi piedi e lo pregava dicendo: "Mostrami, o signore, la via della verità, affinché possa conseguire l’immortalità. So infatti che sei un vero ministro di colui che ti ha inviato". Il santo apostolo gli predicò il Signore Gesù Cristo; il giovane credette aderendo subito all’uomo di Dio, senza fare alcuna menzione dei parenti e delle ricchezze. Nel frattempo i parenti cercavano il loro figlio e, avendo saputo che si intratteneva con l’apostolo, cercarono con doni di allontanarlo da Andrea. Ma il giovane non cedette e disse: "Volesse il cielo che neppure le possedeste queste ricchezze, e, conoscendo invece l’autore di questo mondo, che è il vero Dio, allontanaste le vostre anime dall’ira futura". Mentre il giovane diceva questo, il santo apostolo discese dal terzo piano e annunciò loro la parola di Dio; ma poiché essi non ascoltavano, ritornò dal giovane e chiuse la porta della casa; ma quelli, fatta chiamare una coorte, la volevano bruciare; vi misero sotto legna e fiaccole e, mentre la fiamma già saliva verso l’alto, il giovane prese una ampolla d’acqua e disse: "Signore Gesù Cristo, nella cui mano sta la natura di ogni elemento, che spegni ciò che arde e fai ardere ciò che è spento, che bagni ciò che è arido e fai seccare ciò che è bagnato, estingui questo fuoco affinché questi tuoi fedeli non inaridiscano, ma si accendano piuttosto di fede". Ciò detto, sparse sopra l’acqua dell’ampolla e subito l’incendio si spense come se mai fosse stato acceso. Vedendo questo, i parenti del ragazzo esclamarono: "Ecco nostro figlio è già diventato un mago". Usando scale volevano salire al piano superiore per uccidere entrambi, ma il Signore li accecò affinché non vedessero i gradini delle scale. [13] Continuando essi in questa perversità, un certo Lisimaco tra la folla disse: "Uomini, perché vi consumate in questo inutile lavoro? Dio combatte per questi uomini e voi non ve ne accorgete. Smettete da questa stoltezza, affinché l’ira del cielo non vi consumi". Mentre diceva queste cose, essi esclamarono con il cuore compunto: "Vero è Dio che essi adorano, e anche noi vogliamo seguirlo". Erano già sopraggiunte le tenebre della notte; ma all’improvviso un lume si accese e gli occhi di tutti furono illuminati; salirono dove stavano l’apostolo e il giovane, e li trovarono in preghiera. Inginocchiati a terra esclamarono: "Ti scongiuriamo, signore, di intercedere per i tuoi servi che sono stati sedotti dall’errore". Tutti furono presi da tale compunzione di cuore, che Lisimaco lì presente disse: "Veramente Cristo è il Figlio di Dio, che predica il suo servo Andrea". Perciò tutti credettero, corroborati dall’apostolo. Ma i parenti del giovane rimasero ancora infedeli: imprecando contro il giovane, se ne tornarono a casa e intestarono tutto quanto possedevano al pubblico fisco; dopo cinquanta giorni, nello spazio di un’ora morirono. Ma dato che tutti i cittadini amavano il giovane, per la sua mansuetudine, il patrimonio gli fu restituito. Anche in possesso di tutte le sostanze dei genitori, non abbandonò l’apostolo, ma offriva i frutti dei suoi campi per le necessità dei poveri e le cure dei bisognosi.

[14] Il santo apostolo del Signore si fermò a Tessalonica per molto tempo, e con lui anche il giovane. Nel teatro si riunirono molte migliaia di uomini e l’apostolo predicava la parola di Dio, e con lui anche il giovane, tanto che tutti si meravigliavano della sua sapienza. Avvenne che il figlio di un cittadino di nome Carpiano cadde gravemente ammalato; molti intercedettero con preghiere presso l’apostolo e il giovane; il santo Andrea disse: "Niente è impossibile presso il Signore; purché crediate, conducetelo al nostro cospetto e il Signore Gesù Cristo lo sanerà". Al sentire queste parole, il padre andò di corsa a casa dal figlio, esclamando: "Oggi, Adimante (era questo il nome del fanciullo), guarirai". E il figlio a lui: "Già vedo l’avverarsi del mio sogno; infatti nel sonno ho visto l’uomo che mi sanerà". Detto questo, si vestì, si alzò da letto e in gran fretta si avviò al teatro, tanto che i suoi parenti non potevano stargli dietro, si buttò ai piedi del beato apostolo, e lo ringraziò della riacquistata salute. La gente presente era stupefatta vedendolo camminare dopo ventitré anni che era stato inchiodato in letto, e tutti glorificavano il Signore, dicendo che non c’era Dio simile a quello di Andrea.

[15] Si avvicinò di tra la folla anche un altro cittadino, il cui figlio aveva uno spirito immondo: "Guarisci, ti prego - disse - mio figlio che è tormentato dal demonio". Il demonio sapendo che di lì a poco sarebbe stato scacciato, portò il fanciullo in un luogo segreto e lo soffocò con una corda, strappandogli l’anima. Il padre, trovato morto il figlio, pianse dirottamente e disse agli amici: "Portate il cadavere al teatro. Spero che venga risuscitato dall’uomo che predica il Dio degli antichi". Essi fecero tutto questo e posero il cadavere davanti all’apostolo. Conosciuto tutto l’accaduto, Andrea si rivolse verso il popolo e disse: "Che cosa vi servirà, abitanti di Tessalonica, vedere il compimento di questi prodigi, se poi non credete?". Ma quelli risposero: "Non dubitare, una volta che questo sarà risuscitato, crederemo nel tuo Dio". Mentre affermavano questo l’apostolo soggiunse: "Nel nome di Gesù Cristo alzati, fanciullo". Subito quello si alzò e il popolo, stupefatto, esclamò: "Ora noi tutti crediamo in quel Dio che predichi. A noi basta questo". E accompagnatolo a casa sua con fiaccole e lanterne (era infatti sopraggiunta la notte), rimasero presso di lui tre giorni; ed egli li istruì tutti nelle cose che riguardano Dio.

[16] Mentre a Tessalonica avvenivano queste cose, un uomo di nome Media, il cui figlio era preso da una grave malattia, venne da Filippi a Tessalonica dall’apostolo chiedendo la guarigione del figlio con tanto sentimento da spargere anche le lacrime. Il beato apostolo asciugando le sue gote e accarezzandogli con la mano la testa, diceva: "Fatti coraggio, figliolo, soltanto credi e ti sarà fatto quanto desideri". Presa la sua mano, con lui si incamminò verso Filippi. Appena entrò per la porta della città, gli si fece incontro un vecchio che lo pregava per i suoi figli che Media aveva chiusi in carcere e ormai erano pieni di ulcere e putrefatti per il lungo tempo. Rivoltosi a Media il santo apostolo disse: "Ascolta, uomo, che supplichi affinché tuo figlio sia sanato, mentre presso di te sono in catene alcuni, le cui carni sono ormai putrefatte! Se vuoi che le tue preghiere arrivino presso il Signore, togli le catene a questi poveri miserabili affinché tuo figlio sia liberato dalla sua malattia. Infatti la cattiveria che dimostri è impedimento alle mie preghiere". Al sentire questo, Media si gettò ai piedi dell’apostolo e baciandoli esclamava: "Siano liberati questi due e gli altri sette, di cui non hai notizia; basta che mio figlio venga guarito". E comandò che fossero portati al cospetto del beato apostolo. Egli, imponendo loro le mani per tre giorni e lavando le loro ferite, li sanò e li liberò Il giorno dopo disse al fanciullo: "Alzati nel nome di Gesù Cristo, che mi inviò a curare la tua infermità". E presa la sua mano, lo rialzò. Quegli subito si levò e correva magnificando Dio. Quel fanciullo che da tre anni giaceva a letto si chiamava Filomede. Tutto il popolo gridava: "Servo di Dio, cura anche le nostre infermità!". Voltatosi Andrea disse al fanciullo. "Vai per le case di coloro che sono ammalati, e, in nome di Gesù Cristo nel quale sei stato guarito, comanda che anch’essi si alzino". E quello, con stupore di tutti, passò per le case di coloro che giacevano ammalati, invocava il nome del Signore e li guariva, ogni giorno in numero maggiore. Da allora tutto il popolo di Filippi credette, offrì a lui doni e molti lo pregarono di predicare la parola di Dio. Il beato apostolo annunciava il Dio vero, senza accettare alcun dono.

[17] Tra i cittadini c’era un certo Nicola il quale gli offrì una carrozza dorata, con quattro muli bianchi e altrettanti cavalli, dicendo: "Ricevi questo, o servo di Dio, poiché non ho trovato niente altro tra le mie cose di più prezioso; basta che mia figlia venga sanata dalla malattia che da molto tempo la tormenta". Il beato apostolo sorridendo rispose: "Ricevo certo i tuoi doni, Nicola illustre, ma non questi visibili. Se per tua figlia vuoi offrire le cose più preziose che hai in casa, quanto più preziosi devono essere i doni da offrire per la tua anima. Io soltanto questo desidero da te: che l’uomo interiore conosca il vero Dio, suo creatore e di tutte le cose, che disprezzi le ricchezze terrene e ami le eterne, che avverta quelle realtà che si percepiscono con la riflessione del senso interiore, affinché dopo esserti esercitato in esse, possa meritare la vita eterna e, dopo che tua figlia sarà guarita, tu possa godere di quella gioia sempiterna". Dette queste cose, persuase tutti a lasciare gli idoli e credere nel Dio vero. In quella stessa ora guarì la figlia del medesimo Nicola e tutti glorificarono lui; la sua fama correva per tutta la Macedonia a motivo dei prodigi che l’apostolo del Signore compiva sopra gli infermi.

[18] Il giorno seguente avvenne che, mentre il beato Andrea insegnava al popolo, un giovane a gran voce esclamò: "Che c’è tra te e noi, servo di Dio? Sei venuto per spodestarci dalle nostre sedi?". Il beato apostolo chiamò il giovane e gli disse: "Racconta, autore del crimine, qual è la tua opera?". E quello: "Io ho abitato in questo fanciullo dalla sua adolescenza, e mai mi sono allontanato da lui. L’altro giorno ho sentito suo padre dire a un amico: andrò da quel servo di Dio Andrea e lui sanerà mio figlio. Temendo perciò le pene che ci infliggerai ecco esco da lui qui davanti a te". E dicendo questo prostrato a terra davanti ai piedi dell’apostolo uscì dal fanciullo, il quale guarì in quello stesso momento, si alzò e a gran voce glorificò Dio.

[19] Dio aveva donato tanta potenza al santo apostolo che ogni giorno molti spontaneamente venivano ad ascoltare la parola della salvezza. Anche dei filosofi venivano a discutere con lui e nessuno poteva resistere alla sua dottrina. Intanto mentre l’uomo di Dio compiva queste cose a Tessalonica, arrivò un uomo nemico della predicazione apostolica; si portò da Quirino proconsole della provincia e gli parlò di Andrea il quale allontanava ogni giorno molti dalla religione dei padri e dal culto degli dèi, nella città di Tessalonica; predicava di distruggere i templi degli dèi, di disprezzare le cerimonie, di sovvertire tutti i decreti della legge antica, comandando di adorare l’unico Dio del quale egli si dichiarava servo. A queste parole il proconsole si adirò e inviò soldati per catturarlo. Arrivati alla porta della città si informarono in quale casa dimorasse l’apostolo; entrando in essa, videro sul suo volto risplendere una grande luce, e caddero atterriti ai suoi piedi. Il beato apostolo raccontava ai presenti ciò che era stato annunziato di lui al proconsole; e la gente arrivando con spade e bastoni voleva uccidere i soldati. Ma il santo apostolo proibì di fare questo. Il proconsole, vedendo disarmati quelli che aveva mandato, ne inviò altri venti i quali, saliti in casa, vedendo il beato apostolo si turbarono e non dissero nulla. Appena seppe questo, il proconsole si adirò e mandò un altro numero di soldati affinché con la forza lo conducessero davanti a lui. Al vederli l’apostolo disse: "Forse che siete venuti per me?". E quelli: "Proprio per te, dissero, anche se sei un mago che predichi di non adorare gli dèi". Ed egli rispose: "Io non sono un mago ma l’apostolo del mio Signore Gesù Cristo che vado annunciando".

[20] Mentre accadevano queste cose, uno dei soldati invaso dal demonio sguainò la spada e gridò: "Che c’è tra me e te, proconsole Quirino, che mi mandi da un uomo che non solo mi può scacciare da questo rifugio, ma mi può incendiare con il suo potere? Se anche tu venissi incontro a lui non gli faresti alcun male". Dette queste cose il demonio uscì dal soldato il quale stramazzò a terra e morì. Nel frattempo il proconsole fu preso da grande furore e pur stando accanto al santo filosofo non poteva vederlo. Al quale egli disse "Io sono, proconsole, colui che cerchi". Subito si aprirono i suoi occhi, lo vide e indignato rispose: "Che pazzia è questa che disprezzi i nostri comandi e assoggetti i nostri ministri alla tua volontà? Ormai è chiaro che sei un mago, un uomo malefico. Perciò ti butterò in pasto alle bestie feroci giacché disprezzi noi e gli dèi; allora vedrò se il Crocifisso che predichi ti potrà liberare". Ma il beato apostolo a lui: "È necessario che tu creda, proconsole, nel Dio vero e in colui che egli ha mandato, Gesù Cristo suo Figlio, specialmente dopo aver visto morire uno dei tuoi soldati". Prostrato in preghiera, il santo apostolo, dopo aver per lungo tempo invocato il Signore, toccò il soldato dicendo: "Sorgi! Il Signore mio Gesù Cristo, che io predico, ti risusciti". Subito il soldato si alzò e fu sanato. Mentre il popolo esclamava: "Gloria al Dio nostro", il proconsole disse: "Non vogliate credere, sempliciotti! È un mago". Ma quelli gridavano dicendo: "Questa non è dottrina magica, ma vera e sana". Al che il proconsole rispose: "Getterò questo uomo in pasto alle fiere e scriverò di voi a Cesare perché in breve siate messi a morte avendo disprezzato le sue leggi". Ma quelli, volendolo lapidare, dicevano: "Scrivi pure a Cesare che i Macedoni hanno accolto la parola di Dio e, disprezzati gli idoli, adorano il Dio vero". Al sentire queste cose il proconsole si adirò e fece ritorno al pretorio.

[21] Fattosi giorno fece introdurre le fiere nello stadio e comandò che vi fosse gettato il beato Andrea. Dopo averlo preso, tirato per i capelli e spinto con bastoni, fu lasciato nell’arena; allora introdussero un orribile e feroce cinghiale, il quale dopo avere per tre volte circuito il santo di Dio non gli fece alcun male. A questa vista la gente diede gloria a Dio. Il proconsole invece comandò che fosse introdotto un toro: spinto da trenta soldati e da due cacciatori, per nulla toccò Andrea, ma assalì i cacciatori e infine mandando un muggito cadde e morì. E subito il popolo esclamò: "Vero è il Dio Cristo". Mentre accadeva questo, un angelo del Signore fu visto scendere dal cielo e confortare il santo apostolo in mezzo allo stadio. Infine il proconsole, pieno di ira, comandò che fosse introdotto un ferocissimo leopardo il quale appena libero, evitando il popolo e salendo dove stava il proconsole, assalì suo figlio e lo sbranò. Il proconsole fu preso da tale insania che la vista di queste cose per nulla lo addolorò e stette zitto. Intanto il beato apostolo rivoltosi al popolo disse: "Da questo conoscete, abitanti di Tessalonica, che voi adorate il vero Dio in virtù del quale le bestie sono state vinte, e che ora il console Quirino continua ad ignorare. Ma affinché crediate più facilmente risusciterò anche suo figlio nel nome del Cristo che predico, affinché sia confuso lo stoltissimo suo padre". Prostrato a terra, pregò a lungo, prese la mano di colui che era stato sbranato e lo restituì alla vita. La folla vedendo questo glorificò Dio e voleva uccidere Quirino, ma l’apostolo lo impedì. Il proconsole confuso se ne tornò nel pretorio.

[22] Dopo queste cose, un giovane che da lungo tempo era con l’apostolo, raccontò a sua madre l’accaduto, e la convinse ad incontrarsi con il santo. Avvicinatasi, cadde ai piedi dell’apostolo e cercava di ascoltare la parola del Signore; essendo rimasta soddisfatta, lo pregò a lungo di venire nel suo campo in cui stava un serpente di enorme lunghezza che devastava tutta quella regione. All’avvicinarsi dell’apostolo, il serpente emettendo forti sibili gli venne incontro con la testa eretta; era lungo cinquanta cubiti; i presenti ne erano terrorizzati e caddero a terra. Allora il santo di Dio si rivolse a lui dicendo: "Abbassa il capo, animale funesto! Quel capo che hai eretto al principio del mondo in disgrazia del genere umano, sottomettiti ai servi di Dio e muori". Subito il serpente emettendo un forte grido avvolse una grande quercia che era vicina e arrotolatosi intorno ad essa vomitò un rivo di veleno e spirò. Il santo apostolo arrivò poi a un podere nel quale giaceva morto un fanciullo che il serpente aveva percosso. Vedendo piangere i suoi genitori disse: "Il Signore nostro che vuole tutti salvi mi mandò qui affinché crediate in lui; andate e guardate l’uccisore di vostro figlio". Ma essi risposero: "Non ci addoloreremo più della morte del figlio se constateremo la vendetta del nemico". Mentre essi se ne andavano l’apostolo disse alla moglie del proconsole: "Va’ a risuscitare il fanciullo". Ed essa si avvicinò al cadavere ed esclamò: "In nome del mio Dio Gesù Cristo, alzati guarito, fanciullo". E subito quello si alzò. Quando i parenti ritornarono videro il serpente morto e trovarono il figlio vivo: si prostrarono dunque davanti all’apostolo e resero grazie a Dio.

[23] La notte seguente il beato Andrea ebbe nel sonno una visione che poi raccontò ai fratelli, dicendo: "Ascoltate, dilettissimi, un mio sogno. Guardavo un grande monte elevato che delle cose terrene non aveva nulla sopra di sé, e risplendeva di tanta luce da fare pensare che illuminasse tutto il mondo. Ed ecco davanti a me i dilettissimi fratelli Pietro e Giovanni; Giovanni stese la mano all’apostolo Pietro e lo innalzò alla sommità del monte, e poi si rivolse a me e mi pregava di salire dopo Pietro dicendo: "Andrea, stai per bere il calice di Pietro!". Aperte le mani soggiunse: "Avvicinati a me e stendi le tue mani per unirle alle mie e il capo sia vicino al mio". Avendo fatto questo mi accorsi di essere più basso di Giovanni. Egli mi disse: "Vuoi sapere il significato di ciò che vedi e chi sia colui che ti parla?". Io risposi: "Lo desidero". Ed egli: "Io sono l’annuncio della croce sulla quale tra poco sarai crocifisso a causa del nome di colui che predichi". E molte altre cose mi disse, che ora è bene tacere: mi gioveranno quando mi avvicinerò a questo combattimento. Perciò chiedo che si riuniscano tutti coloro che hanno ricevuto la parola di Dio per presentarli al Signore Gesù Cristo affinché si degni di custodirli immacolati nella sua dottrina. Io sto per andarmene e raggiungere quella promessa che si è degnato farmi il dominatore del cielo e della terra, il Figlio del Dio onnipotente, vero Dio, assieme allo Spirito santo, che rimane nei secoli in eterno". Al sentire tali cose i fratelli piangevano dirottamente e si percuotevano con le mani le loro facce innalzando grandi lamenti. Quando tutti si furono radunati, parlò loro di nuovo: "Sapete, carissimi, che sto per andarmene da voi. Ma credo in Gesù la cui parola annuncio; egli vi custodirà dal male affinché questa messe che ho seminato tra di voi non venga divelta dal nemico, ossia la conoscenza e la dottrina di Gesù Cristo, mio Signore. Voi continuate a pregare e state saldi nella fede affinché il Signore, tolta ogni zizzania di scandalo, si degni radunarvi nel granaio celeste quale grano immacolato". E così continuò a istruirli per cinque giorni e a fortificarli nella legge di Dio.

[24] Dopo di che, aperte le mani, pregò il Signore dicendo: "Custodisci ti prego, Signore, questo gregge che ha già conosciuto la salvezza, affinché non prevalga il maligno ma meriti di custodire inviolato per sempre ciò che ha ricevuto per tuo comando e per la mia predicazione". Finito di dire queste cose tutti i presenti risposero: "Così sia!". L’apostolo poi prese del pane, rese grazie, lo spezzò e ne diede a tutti dicendo: "Ricevete la grazia che Cristo Signore, Dio nostro, vi ha data tramite me suo servo". E baciando tutti e raccomandandoli al Signore partì da Filippi per Tessalonica; qui insegnò per due giorni e poi partì. Molti fedeli dalla Macedonia partirono con lui riempiendo due navi. Tutti cercavano di salire sulla nave nella quale c’era l’apostolo desiderando sentirlo parlare affinché neppure in mare mancasse loro la parola del Signore. L’apostolo rivoltosi ad essi così si espresse: "Conosco il vostro desiderio, dilettissimi, ma questa nave è piccola, perciò vi prego che i servi con i bagagli passino nella nave più grande, voi invece in questa che è minore potete fare il viaggio assieme a noi". Concesse loro Antimo e per consolarli comandò che salissero sull’altra nave che volle sempre vicina a sé perché anch’essi lo potessero vedere e ascoltare la parola del Signore. Mentre avveniva questo un certo uomo preso dal sonno e spinto dal vento cadde in mare. Al vedere ciò, Antimo rivoltosi verso l’apostolo disse: "Vieni in aiuto, dottore buono, perché uno dei servi è perito". Allora il beato Andrea sgridò il vento che subito tacque e il mare ridivenne tranquillo. L’uomo poi che era caduto, con l’aiuto di un’onda fu spinto sulla nave. Presa la sua mano, Antimo lo tirò dentro la nave; e tutti ammirarono la virtù dell’apostolo, al quale anche il mare obbediva.

[25] Dopo dodici giorni approdarono a Patrasso, città dell’Acaia. Usciti dalla nave fecero sosta in un albergo. E poiché molti insistevano nel pregarlo di entrare nelle loro case, disse: "Giuro che non andrò se non là dove mi sarà comandato". Quella notte non ebbe alcuna rivelazione, ma la notte successiva, essendo per questo molto triste, udì una voce dirgli: "Andrea, io sono con te e non ti lascerò". Ciò udito glorificava il Signore a motivo della visione. Mentre avvenivano queste cose, il proconsole Lesbio, avvertito divinamente di ricevere l’uomo di Dio, inviò ad incontrare l’apostolo degli uomini i quali lo ospitarono nell’ospizio e lo condussero da lui. Udito questo venne dal proconsole ed entrato nella sua stanza lo vide giacere con gli occhi chiusi come fosse morto. Toccandogli il fianco gli disse: "Alzati e racconta". "Io sono colui che disprezzava la via che insegni; mandai i soldati sulle navi dal proconsole della Macedonia affinché ti conducessero a me prigioniero per condannarti a morte; ma ecco che hanno fatto naufragio e mai poterono giungere dove volevo. Mentre pensavo di distruggere la tua vita mi apparvero due Etiopi che mi percossero dicendo: "Non possiamo più fare alcun male in questo luogo perché viene quell’uomo che pensavi di perseguitare. Perciò in questa notte in cui abbiamo ancora il potere ci vendichiamo su di te". E così, dopo avermi percosso ben bene, se ne fuggirono. Ora, uomo di Dio, degnati di supplicare il Signore affinché mi perdoni questo delitto e sia sanato dalla mia infermità". Mentre quello raccontava queste cose davanti a tutto il popolo, il beato apostolo si mise a predicare assiduamente la parola del Signore e tutti credevano.

[26] Una volta risanato, il proconsole credette e fu rinforzato nella fede. Per la qual cosa accadde che Trofima, un tempo concubina del proconsole, e poi unita ad un altro uomo, abbandonò anche lei il suo amante e aderì alla dottrina apostolica. Veniva infatti spesso in casa del proconsole dove l’apostolo continuava ad insegnare. Ciò fece montare su tutte le furie il suo amante, tanto che andò dalla moglie del proconsole a dire: "Lo sai, signora, che Trofima è la concubina di tuo marito? È per un semplice pretesto che la affidò a me, per usarne cioè come sta facendo ora, quando gli pare e piace". Al sentire tali cose, essa si accese d’ira e disse: "Per questo mi ha trascurata mio marito! Sono infatti già passati sei mesi da che egli non si unisce a me. Ora capisco: ama la sua ancella". Terminato di dire questo, chiamò il suo procuratore e comandò che la prostituta Trofima fosse condannata e rinchiusa in un lupanare. Senza indugio essa venne condotta in un lupanare e consegnata ad un lenone. Niente di tutto questo sapeva il proconsole: cercava di lei ma veniva ingannato dalla moglie. Ma Trofima dal giorno in cui venne rinchiusa nel lupanare, prostrata per terra, continuava a pregare. Quando si avvicinavano coloro che volevano toccarla, prendeva il Vangelo che portava con sé sul petto e subito quelli perdevano tutte le forze. Avvicinandosi un giorno un certo giovane di vita impudicissima, illudendola, già era pronto ad assalirla, tanto che le strappò le vesti e il Vangelo cadde dal petto; Trofima tutta impaurita, tra le lacrime, aprì le mani verso il cielo e disse: "Non permettere, Signore, che io venga macchiata, tu per il cui nome io amo la castità". Subito apparve un angelo del Signore; il giovane cadde ai suoi piedi e morì. Così confortata la pia donna benediceva e glorificava il Signore che non aveva permesso che restasse delusa. Da quel tempo fu ripiena di tale costanza nella fede, che non molto tempo dopo risuscitò un fanciullo nel nome di Gesù Cristo; a tale spettacolo era accorsa tutta la città.

[27] Intanto la moglie del proconsole era andata a fare il bagno con il suo procuratore; mentre si lavavano a vicenda, apparve loro un orribile demonio e percossi da lui caddero e morirono. Dopo ne seguì un gran pianto e venne annunziato all’apostolo e al proconsole che la moglie era morta assieme all’amante. Commosso dalla folla il beato Andrea così le parlò: "Vedete ora, carissimi, quanto prevalga il nemico. Trofima a causa della pudicizia fu rinchiusa nel lupanare; ma non mancò il giudizio di Dio, perché subito la madre di famiglia, che aveva comandato questo, fu percossa con il suo amante nel bagno e ora è morta". Mentre ancora diceva queste cose, arrivò la madre della defunta, accompagnata a mano a causa della sua età; stracciandosi le vesti, gridò a gran voce: "Sappiamo che sei amato da Dio e ottieni da lui tutto ciò che vuoi; perciò abbi pietà di essa e risuscitala". Commosso per tali lacrime il beato apostolo si rammaricava e rivolto al proconsole disse: "Vuoi che la risusciti?". E lui: "Non sia mai, poiché ha commesso tale delitto nella mia casa". E l’apostolo: "Non fare così. Bisogna che noi abbiamo misericordia di coloro che la chiedono, affinché anche noi la otteniamo dal Signore". Dopo di che il proconsole se ne tornò al pretorio. Invece il santo apostolo comandò che il corpo fosse portato nel mezzo e avvicinatosi disse: "Chiedo, buon Signore, Gesù Cristo che questa donna riabbia la vita, affinché tutti sappiano che tu solo sei Dio e che non fai perire gli innocenti". Voltandosi, toccò il cadavere della donna dicendo: "In nome del mio Signore Gesù Cristo sorgi". Subito la donna si alzò e con lo sguardo dimesso, piangendo e gemendo, guardava per terra. Ma l’apostolo le disse: "Entra nella tua stanza e prega segretamente, fino a che il Signore venga a confortarti". Ed essa: "Fammi prima rappacificare con Trofima alla quale ho fatto tanto male". Al che l’apostolo: "Non temere, poiché Trofima non ricorda più queste cose e non desidera fare alcuna vendetta, ma ringrazia Dio in tutti gli avvenimenti che le capitano". Fatta chiamare tuttavia dall’apostolo, Trofima si riconciliò con Callista moglie del proconsole, appena risuscitata dai morti.

[28] Lo stesso proconsole Lesbio avanzò tanto nella fede, che un giorno si presentò all’apostolo per confessare tutti i suoi peccati. E il santo apostolo a lui: "Ringrazia il Signore, figlio, poiché ti fa temere il giudizio futuro; ma agisci virilmente e fatti coraggio nel Signore in cui credi". E tenendolo per mano camminava sulla spiaggia. Essendosi seduto dopo la passeggiata, si sedettero sulla sabbia anche tutti coloro che erano con lui per ascoltare la parola del Signore. Ed ecco un cadavere che dal mare fu gettato sulla spiaggia, proprio vicino ai piedi di Andrea. Vedendo ciò, pieno di gioia nel Signore il beato apostolo disse: "Bisogna che questo sia risuscitato per conoscere ciò che contro di lui ha fatto l’avversario". Elevata una preghiera, tenendo la mano del morto, lo alzò. E quello subito prese a vivere e a parlare. Essendo nudo, gli diede una tunica dicendo: "Raccontaci ed esponi con ordine tutto quanto ti è accaduto". Ed egli: "Non ti nasconderò nulla, chiunque tu sia. Io sono figlio di Sostrate, cittadino macedone; proprio ora navigavo dall’Italia; tornato a casa, venni a sapere che era sorta una nuova dottrina, che nessuno prima aveva sentito, che grandi segni e prodigi e guarigioni erano compiute da un certo dottore che afferma di essere discepolo del vero Dio. Al sentire tali cose, mi affrettai per poter vedere un tale uomo. Pensavo infatti che si trattasse di cose divine. Perciò ho incominciato a navigare con amici e servi; ma quando mi trovai in alto mare, si alzò una improvvisa tempesta e fummo gettati in acqua dai flutti. Avesse voluto il cielo che avessimo avuto tutti insieme tale sorte; così anche gli altri sarebbero stati risuscitati da te, come lo sono stato io". Mentre diceva tali cose, pensava in cuor suo che era proprio di fronte a colui che aveva cercato con grandi pericoli, e cadendo ai suoi piedi disse: "So che sei il servo del Dio vero. Intercedo anche per coloro che erano con me sulla nave, affinché anch’essi per tua intercessione riacquistino la vita e conoscano il vero Dio che tu predichi". Allora il santo apostolo, ripieno di Spirito santo, gli annunciò con fermezza la parola di Dio, tanto che il giovane fu ammirato della sua dottrina. Infine con le braccia aperte, disse: "Mostraci, Signore, anche gli altri cadaveri affinché anch’essi conoscano, per tuo volere, il solo Dio vero". Appena ebbe finito di dire questo, apparvero sulla spiaggia trentanove cadaveri, portati dalla forza delle onde. Così mentre il giovane piangeva - anche gli altri avevano cominciato a piangere -, tutti si prostrarono ai piedi dell’apostolo e lo pregarono perché anche questi risuscitassero. [29] Ma Filopatore (questo era il nome del giovane) diceva: "Mio padre mi diede benevolmente tutto il necessario, mi elargì molto denaro e mi inviò qui; se verrà a sapere ciò che mi è accaduto bestemmierà il tuo Dio e respingerà la sua dottrina. Voglia il cielo che ciò non avvenga!". Mentre tutti piangevano di nuovo, l’apostolo pregò che fossero radunati assieme i corpi (erano infatti sparsi qua e là); allorché furono radunati in un unico luogo, l’apostolo soggiunse: "Quale vuoi che ti risusciti per primo?". E quello: "Varo, il mio coetaneo". Udito ciò l’apostolo, piegate a terra le ginocchia e sollevate le mani al cielo, pregò a lungo in mezzo alle lacrime così: "O buon Gesù, risuscita questo morto che fu nutrito con Filopatore affinché conosca la tua gloria e il tuo nome sia esaltato fra le genti". E subito il giovane risuscitò e tutti i presenti si meravigliarono. L’apostolo pregando poi su tutti gli altri disse: "Ti prego, Signore Gesù, affinché risorgano anche questi che furono qui sospinti dal profondo del mare". Appena finì di dire queste cose comandò ai fratelli che ciascuno prendesse per mano un morto dicendo: "Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, ti risusciti". E così i trentotto morti risuscitarono, e tutti i presenti glorificarono Dio dicendo: "Non c’è un altro Dio simile al Dio di Andrea". Il proconsole Lesbio diede molti doni a Filopatore e disse: "Non ti rattristare, fratello, d’aver perduto le ricchezze; ti consiglio di non abbandonare il servo di Dio". Da allora Filopatore fu sempre con l’apostolo ascoltando con diligenza tutto ciò che egli diceva.

[30] Mentre accadevano queste cose presso Patrasso città dell’Acaia, una donna di nome Calliopa, la quale aveva avuto rapporti con un omicida e aveva concepito illegittimamente, fu colpita da grandi dolori, ma non riusciva a partorire. Si rivolse allora alla sorella dicendo: "Vai, ti prego, a invocare Diana nostra dea, affinché abbia pietà di me: è infatti la patrona delle partorienti". Essa fece quanto gli era stato comandato; ma durante la notte le apparve il demonio e le disse: "Perché continui a invocare, mentre non posso aiutarti? Piuttosto vai dall’apostolo di Dio Andrea, ed egli avrà pietà di tua sorella: egli sta ora in Acaia". La donna si alzò, corse dall’apostolo, e gli raccontò tutto quanto le era accaduto. Senza indugio egli venne a Corinto in casa della donna ammalata. Con lui c’era anche il proconsole Lesbio. Quando l’apostolo vide la donna incinta in preda a grandi dolori, esclamò: "A ragione soffri questi dolori, tu che illegittimamente hai agito; avendo concepito con inganno, devi ora sostenere indicibili sofferenze. E inoltre hai invocato i demoni, i quali a nessuno, nemmeno a se stessi, possono giovare. Ora credi che Gesù Cristo è Figlio di Dio e getta fuori il feto; uscirà morto, perché lo hai concepito indegnamente". Dopo aver fatto un atto di fede, non appena tutti furono usciti dalla stanza, si liberò del feto morto, e non ebbe più alcun dolore.

[31] Mentre l’apostolo faceva molti prodigi in Corinto, Sostrato, padre di Filopatore, ammonito in sogno di portarsi da Andrea, maturò il disegno di un viaggio in Acaia; avendo saputo dove era, giunse a Corinto; subito Sostrato conobbe l’apostolo mentre gli veniva incontro, come già gli era stato mostrato durante il riposo; stringendo i suoi piedi: "Pietà di me - disse -, servo di Dio, come hai avuto pietà di mio figlio". Filopatore disse all’apostolo: "Questi che vedi è mio padre. Egli già chiede che cosa deve fare". E il beato apostolo: "So che è venuto qui da noi per conoscere la verità. Siano rese grazie al Signore Gesù Cristo, che si degna di rivelarsi ai credenti". Mentre Andrea diceva questo, Leonzio, servo di Sostrato, disse al suo signore: "Vedi, signore, di quale luce splenda il volto di quest’uomo?". Al che rispose: "Vedo, dilettissimo, e per questo non mi allontanerò da lui! Viviano assieme a lui e ascoltiamo le parole di vita eterna". Il giorno seguente presentò all’apostolo molti doni; ma il santo di Dio a lui: "Non è mia abitudine ricevere qualcosa da voi; desidero solo guadagnarvi affinché crediate in Gesù che mi mandò in questo luogo per evangelizzare. Se cercassi denaro, Lesbio che è più ricco di voi avrebbe potuto arricchirmi molto di più. Questo desidero che mi portiate ciò che può servirvi per la salute eterna".

[32] Pochi giorni dopo aver compiuto queste cose in Corinto, il beato apostolo comandò che gli fosse preparato un bagno. Quando venne per lavarsi, vide un vecchio posseduto dal demonio, terrificato assai. Mentre stava a guardarlo, un ragazzo uscito dalla piscina cadde ai piedi dell’apostolo dicendo "Che c’è tra noi e te, Andrea? Sei venuto qua per distruggerci, detronizzandoci dalle nostre sedi?". Ma l’apostolo, ritto disse al popolo che gli stava di fronte: "Non temete! Credete in Gesù nostro salvatore". Mentre tutti gridavano: "Crediamo a ciò che predichi", Andrea ammonì severamente i due demoni e subito uscirono dai corpi posseduti. Il vecchio come il giovane, liberi, fecero ritorno alle proprie case. Frattanto l’apostolo fece il bagno, senza smettere di predicare, sapendo che il nemico del genere umano, tende ovunque insidie, sia nei bagni, sia nei fiumi. E perciò insegnò insistentemente ad invocare con assiduità il nome del Signore, affinché colui che vuole tendere insidie, non ne abbia il potere. Vedendo ciò, gli abitanti della città venivano e portavano gli ammalati davanti a lui e questi erano guariti. Molti ancora venivano da altre città. Coloro che avevano accolto la parola di Dio, ogni giorno si avvicinavano al beato apostolo per essere da lui istruiti.

[33] Mentre avveniva questo in Corinto, ecco un vecchio di nome Nicola venire dall’apostolo e, stracciate le vesti, dire "Amico di Dio, sono già al settantaquattresimo anno di vita e non ho smesso di fare sozzerie, compiendo inoltre ogni cosa illecita nei lupanari. Sono ora tre giorni che ho udito i miracoli da te compiuti e le tue esortazioni piene di parole toccanti. Pensavo tra me di abbandonare queste cose per venire da te affinché mi indicassi vie migliori. Ma mi venne di nuovo in mente di abbandonare questo proposito e non fare il bene che volevo. Stando la mia coscienza nel pieno della lotta, ho preso il Vangelo e ho pregato il Signore che mi facesse finalmente dimenticare queste cose. Dopo pochi giorni, dimentico del Vangelo che era su di me, spinto dal pensiero perverso, me ne andai nuovamente al lupanare ed ecco una meretrice gridare nel vedermi: "Vattene, vecchio, vattene! Tu sei infatti l’angelo del Signore. Non toccarmi nè avvicinarti a questo luogo; in te scorgo un grande mistero". Mentre stupefatto, cercavo di rendermi conto di che cosa stesse accadendo, mi ricordai di avere con me il Vangelo. Mi allontanai; ora sono davanti a te, servo di Dio, perché abbia pietà dei miei errori. Spero infatti assai di non perire se intercederai per la mia fragilità". Udito ciò il beato Andrea, dopo aver proferito molte cose contro la fornicazione, inginocchiato con le braccia aperte, pregò in silenzio. Emise gemiti con lacrime dall’ora sesta fino all’ora nona; si alzò, si lavò la faccia, non volle toccare cibo e disse: "Non mangerò fino a quando non saprò che Dio avrà pietà di quest’uomo e questi sarà annoverato fra i salvati". Dopo aver digiunato un altro giorno, senza che gli fosse rivelato nulla a proposito di questo uomo, arrivò al quinto giorno; allora piangendo accoratamente disse: "Signore, noi otteniamo la tua misericordia per i morti ed ecco ora quest’uomo desideroso di conoscere i tuoi prodigi: perché non lo fai ritornare per sanarlo?". Proferite tali parole, una voce dal cielo rispose: "Ti sia concesso ciò che chiedi per il vecchio; ma come tu ti affatichi con digiuni, così anche lui si studi di ottenere salvezza con il digiuno". Fattolo chiamare, l’apostolo lo invitò a fare digiuno. Al sesto giorno radunò tutti i cristiani e li esortò a pregare per lui. Prostrati al suolo, dicevano: "Buono e misericordioso Signore, rimetti a lui il suo peccato". Dopo Andrea mangiò, permettendo agli altri di fare altrettanto. Nicola frattanto ritornò a casa sua e distribuì ai poveri tutto quello che possedeva. Continuava a dolersi assai, tanto che per sei mesi si nutrì di acqua e pane secco. Perciò non molto tempo dopo, fatta una degna penitenza, il vecchio morì. Intanto il beato Andrea se ne era andato. Della morte del vecchio egli ebbe notizia in un altro luogo per mezzo di una voce: "Andrea, il mio Nicola è arrivato in cielo". Egli, rendendo grazie, raccontò ai fratelli che Nicola era deceduto e pregò per la sua pace.

[34] Mentre egli compiva questi prodigi nei pressi di Corinto, la fama della sua potenza  cresceva ogni giorno, tanto che arrivò dall’apostolo Antifane da Megara e disse: "Se in te c’è una certa bontà, secondo il comando del Salvatore, che annunci, mostrala anche a noi, uomo di Dio, liberando la casa dalle insidie con cui è provata". E l’apostolo: "Raccontaci quello che ti è successo". E lui: "Ritornando a casa da un viaggio, mentre varcavo la soglia del mio atrio, udii la voce del portinaio che gridava miseramente. Avendo domandato che cosa indicassero quelle grida, i presenti mi raccontarono che lui, la moglie e il figlio erano tormentati dal demonio. Salii alle stanze superiori e trovai altri servi che digrignavano i denti, lanciandosi impetuosamente contro di me e facendo risate insane. Andato oltre, salii alle altre stanze superiori, dove giaceva la moglie gravemente tormentata; era talmente affaticata per lo stato di amenza, che a causa dei capelli cadenti sugli occhi, non pot‚ vedermi e riconoscermi. Ti prego dunque, uomo di Dio, di restituirmela. Degli altri non m’importa". Appena ebbe finito, il santo apostolo, mosso a pietà, rispose: "Non vi è accezione di persone presso Dio, il quale venne proprio per salvare tutti e non lasciarli perire; andiamo a casa tua". Partito da quella città e venuto in Megara, appena oltrepassò la soglia di casa, i demoni con un solo impeto di voce gridarono: "Perché ci vieni a perseguitare, Andrea? Perché non vai dove ti è stato concesso? Tieniti i tuoi posti e non voler entrare dove siamo noi". Meravigliato di queste cose così strane, il santo apostolo salì nella stanza dove giaceva la donna e, dopo aver pregato in ginocchio, prese la mano della donna dicendo: "Il Signore Gesù Cristo ti sani". Subito essa balzò dal letto e cominciò a benedire il Signore. Imponendo poi le mani a tutti coloro che erano tormentati dal demonio, restituì loro la salute. Da allora Antifane e la moglie furono suoi validissimi cooperatori in Megara per la predicazione della parola di Dio.

[35] Non molto tempo dopo questi avvenimenti, il beato apostolo fece ritorno nella città di  Patrasso dove era proconsole Ageate appena succeduto a Lesbio. Qui una donna di nome Efidama, la quale per la dottrina di un certo discepolo apostolico, Sosia, era passata a Cristo, si avvicinò ad Andrea e baciandogli i piedi, disse: "La mia signora Massimilla ti prega, uomo di Dio, di portarti da lei, dato che è trattenuta da una grande febbre: desidera infatti sentire la tua dottrina". Questa era la moglie del proconsole, il quale era tanto disgustato di quella malattia, che voleva togliersi la vita con una spada. Preceduto da Efidama, l’apostolo arrivò nella stanza dove la donna giaceva ammalata e alla vista del preside con la spada sguainata, disse: "Non farti alcun male ora, proconsole, ma riponi la spada al suo posto; verrà tempo in cui ci toccherà usarla". Senza comprendere, il preside lo fece entrare. Allora l’apostolo si portò davanti al letto dell’inferma e, dopo aver pregato, prese la sua mano: subito la donna fu piena di sudore e la febbre la lasciò. L’apostolo comandò di darle da mangiare. Appena vide questo, il proconsole volle dare al santo di Dio cento denari d’argento: ma egli neppure si degnò di guardarli!

[36] Uscito dalla casa, cammin facendo, vide un pover’uomo adagiato sull’immondezza, al quale molti cittadini gettavano qualche monetina, affinché potesse vivere. Pieno di compassione, Andrea disse: "Nel nome di Gesù Cristo sorgi guarito". Quello subito se ne andò glorificando Dio. Fatta ancora un po’ di strada, scorse un uomo cieco assieme alla moglie e al figlio; l’apostolo esclamò: "Questa è veramente opera del diavolo, che accecò la mente e il corpo di queste persone; ecco: in nome del mio Dio, io vi ridono la vista corporale; egli poi si degni di illuminare le tenebre della vostra mente, affinché, conosciuta la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, possiate essere salvi". Impose loro le mani e aprì i loro occhi. Essi, venuti avanti, baciavano i suoi piedi e dicevano: "Non c’è altro Dio se non quello che predica il suo servo Andrea".

[37] Mentre il beato apostolo compiva questi miracoli presso Patrasso, un uomo lo accompagnò sulla spiaggia, dove un navigante di cinquant’anni giaceva a terra stremato di forze, pieno di ferite e di vermi; nessuna cura di medici aveva potuto curarlo. Visto l’apostolo, quegli esclamò: "Forse tu sei discepolo di quel Dio che solo può salvare?". E l’apostolo a lui: "Io lo sono! In nome del mio Dio ti ridono la salute". E soggiunse: "Nel nome di Gesù Cristo alzati e seguimi". Egli, abbandonando i vestiti purulenti, in cui era entrata la putrefazione, lo seguì, mentre dal suo corpo si staccava marciume e vermi. Arrivati al mare, tutti e due entrarono in acqua: l’apostolo lo battezzò nel nome della Trinità e lo rese così sano, che non rimase alcun indizio della sua infermità corporale, e fu acceso da tanta fede, con l’acquisto della salute, che si mise a correre nudo per la città, annunciando che il vero Dio era quello predicato da Andrea. Tutti si meravigliavano e si congratulavano per la sua guarigione.

[38] Mentre venivano compiute presso Patrasso queste ed altre cose degne di meraviglia per opera del beato apostolo, arrivò dall’Italia Stratocle fratello del proconsole. Questi aveva un servo di nome Alcman, che teneva in gran conto, ma percosso dalla forza del demonio giaceva a terra spumando e facendo un gran chiasso. Al vedere ciò, Stratocle si addolorò assai per la disgrazia toccata al suo dilettissimo servo. Massimilla ed Efidama lo consolavano dicendo: "Non ti contristare, fratello; fra poco il servo sarà ricuperato. C’è infatti qui un uomo che, oltre ad annunziare la via della salvezza, richiama molta gente dalla malattia alla completa sanità. Lo mandiamo a chiamare e subito ti sarà restituito il tuo servo". L’apostolo arrivò senza alcun indugio. Mentre le matrone lo invocavano, egli prese la sua mano e disse: "Sorgi nel nome di Gesù Cristo, Dio mio, che vado annunciando". E subito si alzò completamente sano. Da allora Stratocle credette nel Signore e tanto si irrobustì nella fede, che da quel giorno non si allontanò dall’apostolo, ma, stando sempre al suo fianco, udiva la parola di salvezza.

[39] Mentre accadevano queste cose presso Patrasso, il proconsole se ne andò in Macedonia. La moglie Massimilla, istruita nella dottrina di salvezza, aveva abbracciato così totalmente la fede dell’apostolo, che poco mancò che il proconsole, di ritorno, la trovasse con molte altre persone nel pretorio intente ad ascoltare la predicazione dell’apostolo. Il beato apostolo ebbe il presentimento di tutto ciò e perciò, in ginocchio, così pregò: "Non permettere, Signore, che il proconsole entri in questo luogo prima che tutti siano usciti". E accadde che prima di entrare nel pretorio, il proconsole sentì il bisogno di purgarsi il ventre e andò in un luogo solitario; mentre tardava alquanto, il santo apostolo impose a tutti le mani e dopo averli segnati con la croce, li lasciò andare; ed anch’egli se ne allontanò, dopo essersi segnato. Massimilla, come faceva già prima, da allora spesso accorreva con altri cristiani alla casa dove l’apostolo dimorava, e ascoltava con piacere il messaggio del Signore; per la qual cosa, accadde che raramente aveva rapporti con suo marito. Sopportando questo di malavoglia e dandone colpa all’apostolo, si recò da lui. Riprovando quella religione troppo perfetta, tentò di persuaderlo ad adorare gli idoli, ma il beato apostolo rispose deciso: "Io sono, proconsole, colui che annuncia la parola di verità e il Signore Gesù, affinché gli uomini incomincino a riconoscere il vero Dio, creatore di ogni cosa, una volta ripudiati gli idoli manufatti. Per questo, pur essendo il Signore della maestà, egli discese dal cielo, prendendo le sembianze di quell’uomo, che all’inizio era caduto. Essendo Dio, spontaneamente si degnò di patire, per liberare dalla morte colui che aveva creato". Udito ciò il proconsole comandò che fosse rinchiuso in carcere. Per tutto il tempo che vi era trattenuto, una gran moltitudine di gente accorreva a lui ogni giorno; il santo apostolo si rivolgeva a loro con queste parole: "Io sono stato mandato come apostolo presso di voi dal mio Signore, carissimi fratelli, per richiamare con la parola di Dio alla via di verità e di luce gli uomini che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte. Da questo compito non mi sono mai allontanato, ma vi ho sempre esortati ad abbandonare il culto degli idoli, a cercare il vero Dio, a perseverare nei suoi comandamenti e così essere eredi delle sue promesse. Vi ammonisco e vi esorto, dilettissimi, affinché lasciate crescere nella speranza e lode del Signore la vostra fede che avete posto sopra le fondamenta del Signore mio Gesù Cristo. Del resto non voglio che vi rattristiate per ciò che mi succede. Così infatti mi ha promesso il Signore Gesù Cristo, come sta scritto: Per il suo nome dobbiamo patire molto ed essere flagellati e comparire davanti ai giudici per testimoniarlo. Chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo Continuate a pregare, affinché il diavolo, che si aggira quale leone in cerca di qualcuno da divorare, rimanga deluso e prostrato perché vinto dai servi del Signore".

[40] Avendo ammaestrato per tutta la notte la moltitudine esortandola con queste e altre parole e avendo prolungato il sermone fino al giorno seguente, di buon mattino il proconsole Egea, salì in tribunale e fatto comparire il santo Andrea gli rivolse queste parole: "Sai perché ti tengo in custodia? Per conoscere da te qualcosa di più certo, mentre vai disseminando tra il popolo cose vane e superstiziose. Intanto mi dicono che tutta la notte hai detto non so quali parole ridicole". Andrea gli rispose: "Io non cesso di fare ciò che mi fu imposto dal Signore, ossia di portare il popolo alla vera conoscenza una volta liberato dalla via dell’errore". Allora il proconsole: "Smettila, disse, di essere stolto e non mettere in crisi la gente per bene". Andrea di risposta: "A me il Dio il mio Gesù Cristo comandò di non smettere di predicare la sua parola in modo opportuno e importuno e di additare la penitenza agli erranti". Di nuovo Egea a lui: "O prometti di lasciare questa stupida e superstiziosa dottrina oppure comanderò che tu sia subito ucciso". Andrea rispose: "Non soltanto sono pronto ad essere ucciso, ma anche a essere tormentato con diversi supplizi, anziché smettere questa divina predicazione". Il proconsole dopo averlo fatto battere per tre volte con sette colpi di flagelli, comandò che fosse crocifisso, ordinando precisamente ai carnefici che fosse appeso, legato mani e piedi, e non inchiodato affinché morisse dopo lunga agonia. Vedendo queste cose indegne perpetrate all’uomo di Dio il popolo esclamò: "L’uomo giusto, l’amico di Dio e il maestro buono viene condotto ingiustamente al patibolo". Andrea invece rivolgendosi ad essi con molte parole, giunse finalmente al luogo designato e vedendo la croce esclamò: "Ti saluto, croce, che da tanto tempo mi aspetti e che ora riposi dopo esserti lungamente affaticata. So di certo infatti che godi di ricevere il discepolo di colui che a te fu appeso. Onde lieto a te mi avvicino, conoscendo il tuo segreto, sono al corrente del mistero per cui sei eretta. Accogli ora colui che aspetti, perché finalmente ho trovato in te ciò che desideravo. Intravedo infatti in te ciò che mi fu promesso dal Signore. Accetta dunque, croce amata, l’umile servo di Dio e trasportalo al suo Signore". Detto questo, il beatissimo Andrea si spogliò e si consegnò ai persecutori, i quali, dopo averlo legato mani e piedi secondo quanto era stato loro comandato, lo crocifissero.

[41] Alla presenza di una grande moltitudine, circa ventimila persone, tra cui anche il fratello di Egeate, Stratocle, il beato apostolo aprì la bocca e così parlò: "Io devo ringraziare il Signore mio Gesù Cristo, il quale comanda che esca da questo corpo, affinché con il martirio possa ottenere la sua eterna misericordia, divenga suo amico e familiare, lui che mi inviò a voi. Rimanete nella dottrina che vi è stata affidata, istruendovi e ammonendovi a vicenda, affinché anche voi siate per sempre con il mio Signore, con lui abitiate e riceviate il premio promesso". I cristiani presenti risposero: "Così sia". Tutto quel giorno e la notte seguente continuò a parlare senza per questo affaticarsi e stancarsi. Il giorno seguente, il popolo, vedendo la sua fortezza, la costanza d’animo, la prudenza di spirito e la forza di mente, andò da Egeate e gridò a lui che sedeva in tribunale: "Perché questa crudele sentenza, proconsole? Vuoi condannare al supplizio della croce un uomo giusto che nulla di male ha commesso? Tutta la città è in sommossa e noi periremo con lui. Ti preghiamo di non abbandonare una così celebre città di Cesare. Concedici l’uomo giusto, ridonaci l’uomo santo, non uccidere un uomo famoso presso Dio, non mandare a morte un uomo mansueto e pio. Continua a vivere nonostante sia da due giorni sospeso alla croce e questo non è senza qualche mistero; e ciò che più conta è che parla ancora e ci consola con sermoni. Perciò restituiscici questo uomo, affinché rimaniamo in vita; rilasciaci l’uomo santo e tutti saranno in pace".

[42] Commosso da queste parole, e temendo una sommossa del popolo, si allontanò dal tribunale pensando di liberare Andrea. Andò al luogo del supplizio; il popolo accorreva in massa lieto che il servo di Dio venisse liberato; il proconsole triste e con lo sguardo dimesso si avvicinò all’apostolo appeso: questi però disse: "Perché sei venuto Egea? Desideri, forse, liberarmi, mosso da pentimento? Credimi che non mi persuaderai a scendere da questa croce!". E poiché il popolo gridava di lasciar libero Andrea, questi esclamò a gran voce: "Non permettere, Signore Gesù Cristo, che il tuo servo sia liberato, mentre pende in croce per il tuo nome; nè permettere, Dio misericordioso, che chi è già vicino ai tuoi segreti, venga consegnato ancora al consorzio umano Prendimi con te, Maestro, che ho amato, conosciuto, cui rimango fedele, che desidero vedere, nel quale resto per tutto ciò che sono. Accetta il mio transito, Gesù buono e misericordioso". Ripetendo ancora a lungo queste cose e glorificando il Signore con gioia, rese lo spirito, mentre tutti noi eravamo in lacrime. Massimilla, moglie del proconsole, prese il corpo e dopo averlo profumato con aromi, lo seppellì in un luogo celebre; da allora, conservandosi casta, rimase sempre costante nel professare la fede ricevuta. Suo marito Egea invece, assalito in quella stessa notte del demonio, morì precipitandosi da un alto luogo. Suo fratello, Stratocle, udito questo, non volle assolutamente toccare i beni del proconsole e disse: "Ciò che è tuo perisca con te. A me basta il Signore Gesù che ho conosciuto per mezzo del suo servo Andrea". Il venerabile e santo apostolo Andrea consumò il martirio in Acaia, nella città di Patrasso, sotto il proconsole Egeate, il trenta di novembre, mentre regnava il Signore Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli. Così sia!

 

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