domenica 3 febbraio 2013

San Massimo il Confessore

 
San Massimo il Confessore

21 gennaio (3 febbraio)

 

Il nostro santo Padre Massimo il Confessore viveva sotto il regno di Costantino Pogonato, intorno all’anno 670[1]: è fra tutti il primo demolitore della malfamata eresia dei monoteliti.

Egli si distinse dapprima alla corte e fu insignito della dignità di primo segretario: in seguito, lasciate le cariche mondane, si dispose ai combattimenti ascetici. Accostata la bocca alla sorgente della sapienza e abbeverandosi continuamente a quegli abbeveratoi delle sacre Scritture da cui fluisce la vita, fece zampillare dal suo seno veri fiumi[2] di dottrine e scritti, inondando tutti i confini della terra. Anche noi, con i presenti capitoli, abbiamo incanalato la loro dolce acqua che risuscita i morti dentro a questo libro, apprestandola a quelli che sono tenuti dalla bella sete della sapienza affinché, bevendo ad essa abbondantemente, non abbiano più sete in eterno[3]. In essi infatti si tratta sapientemente della conoscenza e dell’attività dell’amore sacro e deificante; in essi viene confermata l’ineccepibile dottrina dell’eccelsa Teologia; viene piamente svelato il mistero riguardante l’Economia del Verbo; viene chiaramente esposta la contemplazione pratica delle divine virtù, e viene esposta al vituperio l’abominevole compagnia dei vizi e delle passioni ad essi opposte. In una parola, in essi risplende l’ordinamento dei costumi e in essi sono accumulati i tesori di insegnamenti su molti e diversi argomenti utili all’anima grazie ai quali, una volta che ci si è liberati da ogni vizio e si è pervenuti all’abito delle virtù, si può facilmente divenire cittadini del cielo e giungere alla gloria divina.

E abbiamo anche aggiunto a questi capitoli l’esposizione esegetica dello stesso padre al Padre nostro, come quella che, molto superiore agli altri scritti, fa conseguire ai lettori grande profitto.

Di questo divino padre fa memoria anche il sapiente Fozio, al codice 191, p. 251[4]: «Quanto allo stile ha periodi eccessivamente lunghi e si compiace di invertire l’ordine delle parole; porta al massimo le amplificazioni e non si cura della proprietà del linguaggio... Però se qualcuno ama sviluppare l’intelletto in ascensioni e contemplazioni, non potrebbe trovarne di più varie e serie di queste».

 
 
 
Massimo nacque nell’anno 580. Sino a pochi anni fa le notizie sulla sua vita si ricavavano soltanto dalle sue opere stesse o da una biografia risalente al X secolo, opera del monaco Michele Exabulites. Recentemente, nel 1973, S. P. Brock ha pubblicato una ‘Vita’ siriaca di Massimo[5], redatta intorno al 680, scritta da un contemporaneo di Massimo, Giorgio di Reš´aina, vescovo palestinese, discepolo di Sofronio di Gerusalemme. Secondo questa ‘Vita’, Massimo sarebbe nato in Palestina da un samaritano e da una schiava persiana convertiti al cristianesimo. Educato al monastero palestinese di san Caritone, si sarebbe rifugiato a Cizico, presso Costantinopoli, fuggendo l’invasione persiana nel 614. Anche questa ‘Vita’ conferma le notizie relative a rapporti che Massimo, dal suo monastero, ebbe con la corte imperiale, soprattutto tramite un suo discepolo, Anastasio: essa non menziona però quello che troviamo nelle tradizioni alle quali sinora ci si atteneva, e cioè che egli sia stato anche primo segretario dell’imperatore.

Con l’invasione dei persiani e degli arabi nel 626, Massimo dovette fuggire in Africa. Conoscitore profondo della Scrittura e dei Padri, fornito di cultura classica, godette ben presto di grande fama, sia per la dottrina che per la santità di vita. Nel 634 cominciò a doversi impegnare più direttamente nella lotta contro le eresie monotelita e monoenergetica. Varie vicende, in cui con i problemi teologici si intrecciavano ragioni politiche, portarono all’arresto di Massimo, che restava strenuo difensore della fede ortodossa. Subì varie condanne finché, dopo l’ultima a Costantinopoli nel 662, gli vennero tagliate la lingua e la mano destra, membra con le quali aveva difeso la vera fede. Mandato in esilio in un villaggio sul Mar Nero, morì poco dopo in seguito alle torture subite e agli stenti.

Esistono tradotte in italiano varie opere di Massimo. Si veda: Massimo il Confessore, Umanità e divinità di Cristo [A. Ceresa-Gastaldo], Roma 1979, che raccoglie quattro opere di Massimo; Il Dio-Uomo [A. Ceresa-Gastaldo], Milano 1980; Capitoli sulla carità [A. Ceresa-Gastaldo], Roma 1963; S. Massimo Confessore. La Mistagogia e altri scritti [R. Cantarella], Firenze 1931[6].

 

 

Da: La Filocalia, vol. II, Gribaudi, Torino, 1983, 45-47.

 
 
Miniatura 44 dalla Cronaca di Costantino Manasse
Martirio di san Massimo il Confessore
 

Tropario, tono 8

Guida di retta fede, maestro di pietà e di decoro, luminare della Chiesa, ornamento dei monaci divinamente ispirato, o sapiente Massimo, con le tue dottrine hai illuminato tutti, o lira dello Spirito: intercedi presso il Cristo Dio per la salvezza delle anime nostre.

 

Kontakion, tono 8

Con inni, o fedeli, degnamente onoriamo il grande Massimo, l’amante della Triade, colui che chiaramente ha insegnato la fede divina, perché si glorifichi il Cristo in due nature, volontà ed energie, e a lui acclamiamo: Gioisci, araldo della fede.

 

 

Per la tua edificazione puoi leggere:




[1] Evidente errore per 570. anche Costantino Pognato, a cui fa riferimento immediatamente sopra, risulta essere vissuto di fatto dopo la morte di Massimo.
[2] Cfr. Gv. 7, 38.
[3] Cfr. Gv. 4, 14.
[4] Cfr. Fozio, Bibliothèque, Coli. Les belles lettres, Parigi  1962, voi.  Ili, cod. 192A, pp. 80 s.
[5] An Early Syriac Life of Maximus thè Confessar, in Andecta Bollatidiana 91 (1973), pp. 299-346.
[6] Fra le opere più importanti di Massimo che non sono ancora state tradotte in lingue moderne ricordiamo le Quaestiones ad Thalassium (PG 90, 224-785) e gli Ambigua (PG 91, 1031-1417).
(Gli Ambigua sono stati pubblicati in Italia nel 2003 a cura di C. Moreschini)

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