sabato 13 aprile 2013

Santo vescovo Innokentij, metropolita di Mosca

 

Santo vescovo Innokentij, metropolita di Mosca,
illuminatore di Alaska e Siberia (1797-1879)

31 marzo (13 aprile) anniversario della morte

e 23 settembre (6 ottobre) anniversario della canonizzazione

 

 

Tropario, tono 1

La tua fama si è diffusa per tutte le terre dell’estremo Nord che hanno ricevuto la tua parola, in quanto le hai meravigliosamente istruite, illuminando con la luce dell’Evangelo quanti non conoscevano Cristo e migliorando i loro costumi umani; tu, gloria della Russia, santo vescovo, padre nostro Innokentij, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

 

Kontakion, tono 4

Maestro veritiero e affidabile tu sei stato: i precetti dati dal Signore li hai adempiuti e li hai anche insegnati; hai spinto a vita di pietà i figli che a te accorrevano e guidato gli infedeli a conoscere la vera fede, illuminandoli col santo battesimo. Per questo ti rallegri ora con gli apostoli, ricevendo gli onori di evangelizzatore di Cristo.

 
 

Il titolo ufficiale di metropolita di Mosca, la più alta carica ecclesiastica da lui rivestita negli ultimi undici anni della sua vita, fino alla morte nel 31 marzo 1879, a 83 anni di età, non lascia trasparire l’eccezionale azione apostolica di questo siberiano che nel Mineon[1] edito dal Patriarcato di Mosca nel 1984 già nel titolo, al 31 marzo, viene presentato come «Santo vescovo Innokentij, apostolo della Siberia e d’America». Infatti la sua glorificazione, decisa dalla Chiesa ortodossa russa con la canonizzazione del 23 settembre 1977, fu in risposta a una precisa richiesta fatta dal santo Sinodo della Chiesa ortodossa d’America dell’8 maggio 1974. Se oggi vi sono tanti milioni di ortodossi di origine russa in Alaska[2] e negli Stati Uniti, in buona parte lo si deve a questo missionario. Si noti anche l’anno della canonizzazione: 1977, quando la vita dei cristiani e della Chiesa ortodossa russa, che ne assomma la grande maggioranza, era estremamente difficile e limitata alla sfera privata dalle autorità civili comuniste atee. La santità è il massimo segno della vitalità cristiana e, proponendo all’esempio di tutti un grande evangelizzatore, veniva indirettamente riaccesa una speranza, ribadendo il compito perenne della Chiesa di portare il vangelo a ogni creatura.

 
 
S. Innocenzo come metropolita di Mosca
 

I dati biografici essenziali del santo vescovo Innokentij sono questi: nato il 26 agosto 1797 nel villaggio Anghiskij (nella diocesi di Irkutsk) in una famiglia povera e pia, venne battezzato col nome di Ioann e già a sette anni, istruito dal padre sacrestano, leggeva le lettere degli Apostoli[3] in chiesa. Frequentò il seminario di Irkutsk e ricevette nel 1821 il sacerdozio quando era già sposato, come avveniva per la maggioranza del cosiddetto clero «bianco»[4] o parrocchiale. Già da tre anni e con molto zelo aveva esercitato il suo ministero sacerdotale nella stessa città, quando giunse un invito di lavoro missionario che avrebbe mutato tutta la sua vita. Le autorità ecclesiastiche cercavano un sacerdote disposto a svolgere servizio pastorale nelle isole Aleutine, limitanti il mare di Bering all’estremo nord tra Asia e America. Dopo qualche esitazione Ioann vi riconobbe l’invito di Dio e partì con la moglie, il figlioletto e la suocera per la difficile missione. Pericoloso anche il viaggio per arrivarvi, durato sei mesi. Imparò presto la lingua degli abitanti e cominciò l’evangelizzazione; generoso nell’affrontare le difficoltà del clima e dell’ambiente, si trasferiva da un’isola all’altra nonostante i gravi pericoli e, tradotti il Vangelo, il catechismo, i principali testi liturgici nella lingua aleutina, riuscì in 16 anni a battezzare migliaia e migliaia di nuovi cristiani.

 
 
Monumento eretto a Blagoveshchensk
in memoria di s. Innocenzo di Alaska
 

Nel 1840 si trovava a Pietroburgo per la stampa di alcuni libri religiosi da lui tradotti e anche di qualche suo studio etnografico e metereologico sulle isole dove viveva, quando gli giunse la notizia della morte della moglie. D’intesa col santo Sinodo[5] fece la professione monastica col nome di Innokentij e fu consacrato vescovo delle Aleutine e di Kamciatka, la penisola nordica della Russia asiatica. Tornato per altri 28 anni in quelle regioni subpolari tanto vaste, dato che la sua giurisdizione ecclesiastica si estendeva a tutta la Siberia orientale fino ai confini della Cina, illuminò con la luce di Cristo molte altre popolazioni di cui imparò le lingue, adattandosi al loro modo di vita, talvolta nomade, nell’evangelizzazione, cercando personale missionario adatto e istituendo comitati per la traduzione dei più necessari testi religiosi. La residenza vescovile la pose a Jakutsk, dove già nel 1859 le celebrazioni liturgiche erano in lingua locale; ed ebbe la gioia di nominare suo figlio sacerdote-missionario nella regione del fiume Amur. Una chiesa costruita dal vescovo Innokentij in onore dell’Annunciazione - in russo Blagovescenie - fu all’origine della città omonima dove fece trasportare la sua sede episcopale; trovandosi vicino alla Manciuria cominciò a pensare a intraprendere da lì l’evangelizzazione della Cina, ma la divina volontà lo voleva metropolita a Mosca dal 5 gennaio 1868. Poté così fondare su base nazionale la Società Missionaria Ortodossa Russa, oltre a occuparsi con zelo della sua nuova eparchia. L’arcivescovo di Karkov ai funerali, nel 1879, del metropolita Innokentij, così lo ricordava: «Egli si attirava l’amore non solo del suo clero ma anche del popolo con la sua bontà, disponibilità, semplicità. Era l’immagine del buon pastore e padre, eliminando col suo esempio le barriere abitualmente poste tra vescovi e fedeli... Appariva all’esterno quel che era all’interno: retto, sincero, buono, giusto e benevolo. Uomo d’azione e lavoro per natura, era sempre pronto a imprese difficili, a sacrifici e a pazientare; severo con se stesso e instancabilmente operante». Ci vogliono virtù profonde, diciamo pure eroiche, per una vita apostolica quale fu quella del metropolita Innokentij, che qui abbiamo potuto solo intravvedere. Predicatore efficacissimo, diceva: «Soltanto chi sovrabbonda di fede e carità può parlare con frutto, perché a lui non si opporranno i cuori degli ascoltatori».

 
 
Le reliquie di San Innocenzo di Alaska
 

Il suo sepolcro, nella chiesa dello Spirito Santo nella Laura della Trinità e di san Sergio[6] (non lontano da Mosca), dove sono seppelliti anche i santi monaci Serghij di Radonez, Nikon suo successore e Maksim il Greco, ben rappresenta l’importante filone missionario della santità russa, quasi sconosciuto in Occidente, ma con figure di grande rilievo tra cui citeremo solo Stefan di Perm[7]. E nella situazione attuale di ritrovata libertà religiosa speriamo che la Russia riprenda la sua missione evangelizzatrice all’interno del suo vastissimo territorio e nel mondo intero, anche con l’intercessione del santo metropolita Innokentij.

 

Da: M. DONADEO, Preghiere a S. Andreij Rubliov e ad altri santi russi canonizzati dal Patriarcato di Mosca dal 1977 al 1993, 13-18.

 


[1] Mineon, «mese» in greco: titolo del libro liturgico contenente il proprio bizantino di ogni giorno, suddiviso per mesi.
[2] Si ricordi che l’Alaska fu ceduta col trattato del 30 marzo 1867 dal governo russo a quello degli USA per 7 200 000 dollari.
[3] È la lettura che nella celebrazione eucaristica precede quella del Vangelo, nella Chiesa cattolica romana detta epistola.
[4] Clero «nero» sono invece i sacerdoti-monaci, tra cui soltanto possono essere scelti i vescovi.
[5] Era l’organo supremo per la direzione della Chiesa ortodossa russa, dopo che Pietro I nel 1721 aveva sostituito il patriarca con un collegio di vescovi, che si riuniva in presenza di un laico suo rappresentante.
[6] È il santo nazionale russo (1334-1392), fondatore del monastero della Trinità, poi detto Laura (cioè monastero molto importante) aggiungendovi anche il suo nome, a circa 70 chilometri da Mosca.
[7] Si legga il capitolo a lui dedicato in I. KOLOGRIVOV, Santi russi, cit., 131 ss.

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