lunedì 8 aprile 2013

Sinassi dell’icona acheropita della Madonna della Torre di Sovere

 

Sinassi dell’icona acheropita della Madonna della Torre di Sovere

25 marzo (7 aprile)

 

 

Tropario

Sotto la tua misericordia ci rifugiamo, Genitrice di Dio, non disprezzare le nostre suppliche nella prova, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, o sola benedetta!

 

 

 

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA TORRE

 

1. LA STORIA    

 

Per storia si intende la narrazione di fatti reali, importanti, che riguardano la vita di un paese, provincia, nazione. Vi è la storia religiosa, profana, civile, politica, particolare, universale.

  

Scrivendo del Santuario di Sovere, la storia non è molto ricca di documenti. Ne abbiamo però quanto è necessario per garantire l’autenticità delle sue origini, dei suoi progressi, delle sue vicende più notevoli.

            Per maggior chiarimento premettiamo che il titolo di «Madonna della Torre» è dovuto al fatto che anticamente in quel luogo era esistita una torre, un fortilizio militare dove in seguito venne innalzato l’attuale Santuario. Lo confermano due storici, il Fabi nella sua «Lombardia descritta» ed il Cornaro nell’opera dei Santuari Mariani. Il Motivo poi di una torre in quella località era per difendere Sovere dalle frequenti incursioni contro i Guelfi che lo rendevano teatro di stragi sanguinose.

 

Nel 1365 e nel 1393 Sovere fu rasa al suolo dai Guelfi. Nel 1405 il Malatesta fece sfollare il paese al completo e lo vendette metà a Castro e metà ad altri della Val Seriana. E la torre di Sovere era appunto un posto di blocco militare ghibellino contro i terribili Guelfi che tramavano continue insidie. Non dobbiamo poi dimenticare che a quel tempo Sovere era collegato con la Valle Seriana mediante una strada che passava proprio accanto al Santuario e che sboccava a Cerete Basso. Allora era l’unica e se ne servì anche il Cardinale S. Carlo Borromeo quando nel 1571 venne a Sovere per la visita Pastorale. In tale circostanza sostò con compiacenza presso i Cappuccini che stavano edificando il Convento. La torre pertanto che esisteva a quel tempo dove al presente sorge il Santuario era un posto di blocco, di controllo militare.

 

Nel libro: «Notizie storiche delle apparizioni e delle Immagini più celebri» del patrizio veneto Flaminio Cornaro, si legge: «Allorché discese in Italia Carlo Magno per guerreggiare contro i Longobardi, assoggettando al suo dominio anche Bergamo nell’anno 801, lo adornò di amplissimi privilegi. Fra le molte beneficienze che riconoscono la città e diocesi conferite loro da questo principe debbono numerarsi molte chiese e fra queste quella edificata sopra un ameno colle nel paese di Sovere la quale dal luogo ricevette il nome di S. Maria della Torre. Ridotta poi questa dal lungo corso degli anni a stato di imminente rovina fu fabbricata per intero dalle fondamenta per la liberalità degli abitanti desiderosi di aumentare il decoro di Maria SS. loro Avvocata, l’Immagine della quale, illustre per la molteplicità di miracoli, si venera nella Chiesa stessa».  «Nel 1598 i soveresi determinarono di innalzare sull’antica Chiesa un Santuario senza riguardo a spese e per la edificazione del quale scelsero tosto persone adatte per raccogliere e conservare le offerte.  Sotto la data del 4 febbraio 1603 si ottenne dalla Curia di Bergamo il decreto per la fabbrica della nuova Chiesa. Si chiamò un distinto architetto a darne il disegno e subito si pose mano all’opera. Il 13 febbraio 1605 vi condussero le grandiose colonne che in quella località formano una vera meraviglia. In pochi anni fu compiuta la fabbrica del Santuario e riuscì in tal modo che per la struttura e per molti ornamenti è veramente ammirabile».  La mancanza di altri documenti è dovuta al continuo susseguirsi di lotte, devastazioni, incendi, guerre fra partiti politici che non risparmiarono nemmeno il paese di Sovere, come il resto della provincia di Bergamo.

 
 

2. LA TRADIZIONE  

 

La tradizione è la trasmissione orale o scritta di qualche fatto del quale mancano prove positive, ma che riguardo alla sostanza risponde in tutto ovvero in gran parte a verità.

 

Ora intorno alla Madonna di Sovere abbiamo una duplice tradizione. La prima parla di un’apparizione di Maria SS.ma della quale si ignorano l’anno, il modo, le circostanze, le persone fortunate alle quali si è mostrata. Vicende lontane di tempi hanno fatto sparire documenti in proposito. Non però completamente, poiché nell’archivio Vescovile di Bergamo esiste una relazione la quale dice: «È tradizione in Sovere di una miracolosa Apparizione della Immagine di Maria Vergine nel luogo dove esiste la Chiesa attuale». Badiamo che non si parla di un’apparizione personale della Vergine, come a Caravaggio, Lourdes e altrove. Si parla dell’apparizione della sola Immagine della Vergine la quale non può essere improbabile, né impossibile.  Come noi possiamo mandare ad una persona amata una fotografia personale, un quadro perché ci abbia sempre presenti, così nessuno potrà negare che la Madonna abbia potuto e voluto servirsi dell’apparizione della sua Immagine per essere meglio onorata nel Santuario di Sovere. Questa prima tradizione sarebbe confermata dalla relazione esistente nell’archivio Vescovile di Bergamo.

            La seconda tradizione popolare farebbe risalire il culto alla Madonna di Sovere ad un affresco rilevato dal muro di qualche casa emesso in venerazione nel luogo dove sorge il Santuario.  Chi osserva attentamente l’Immagine si convince subito trattarsi di un affresco di Maria Annunciata nell’atto di prestare il suo consenso al messaggio dell’Angelo. La devozione all’Annunciazione di Maria è antichissima, la sua festa risale ai tempi Apostolici. Chiese e templi sontuosi vennero dedicati ovunque. In tempi passati più religiosi, spesso sui muri, sulle porte delle case veniva ricordato il fatto dell’Annunciazione con affreschi, alcuni dei quali hanno sfidato i secoli. Ora non è contrario affatto né alla fede, né alla ragione, né alla verità che la Madonna abbia ispirato ad un persona di rilevare ed esporre alla pubblica venerazione questa sua Immagine nel luogo dove si trova da secoli. Ed a conferma di tale spiegazione si può ricordare che nel 1870 la Madonna si è servita dell’avvocato Bartolo Longo ispirandogli di mettere in venerazione un antico quadro abbandonato. Ora quanto avvenne nel secolo scorso a Pompei può essere succeduto in tempi lontani anche a Sovere. Riguardo quindi alla effige del Santuario la tradizione ha trasmesso finora due spiegazioni: o l’apparizione miracolosa dell’Immagine per opera della Madonna stessa, ovvero l’ispirazione a qualche pia persona di mettere in venerazione la sua Immagine.

 
 

3. IL SANTUARIO  

 

Il Santuario di Sovere è il più antico della Diocesi di Bergamo. Come abbiamo accennato, la sua origine risale all’anno 801 per volere dell’imperatore Carlo Magno, come affermano gli storici Cornaro, Calvi e Maironi. Ignoriamo quale fosse il disegno del primo Santuario. Sappiamo però che ebbe la rispettabile età di circa 800 anni. Poi pagò anch’esso il tributo al tempo e fece una gloriosa fine dopo aver veduto intere generazioni oranti presso la miracolosa immagine di Maria. Fu generale il rimpianto dei Soveresi alla perdita del loro amato Santuario e non seppero, non vollero restare privi per sempre. Cadente, demolito perché pericoloso, decisero costruirne uno nuovo, più bello, più vasto del primo e che non trovasse rivale in tutta la Diocesi. Vollero seriamente e fecero davvero anche per attestare alla Madre Celeste la loro profonda riconoscenza per aver preservato il paese dagli orrori della peste negli anni 1517 e 1567.

Nel 1589 venne eletta una Commissione di deputati per la costruzione della fabbrica con a capo il prevosto Furnio. Presbiterio, coro e le due Sacristie furono costruiti prima che si cominciasse la Chiesa. Compiuto questo primo lavoro, i Soveresi decisero di innalzare sull’antica Chiesa il nuovo Santuario senza badare a spese. A tale scopo fu creato un altro Comitato per la raccolta e per l’impiego delle offerte. Il 4 febbraio 1603 la Curia di Bergamo emanava il decreto per l’inizio della nuova Chiesa. Per il disegno venne incaricato un distinto architetto del quale però si ignora il nome e subito si pose mano all’opera. Due anni dopo, il 13 febbraio 1605, furono trasportate al Santuario le quattro grandiose colonne di pietra che anche oggi sono oggetto di alta meraviglia. Come abbiano fatto, è tuttora un mistero che si spiega solo colla robusta fede di quei tempi. Non si conosce con precisione quanto tempo durarono i lavori. Sappiamo invece che essi esaurirono tutte le offerte raccolte, cosicché i due Altari laterali rimasero incompleti e furono terminati più tardi. Al Presbiterio mancava però un’opera importante ed era il Coro. Dopo 25 anni e precisamente nel 1680 venne eseguito anche il Coro che riuscì un’opera di squisito intaglio, tutto di noce, con statuette, ricami, simboli. Ma il Santuario era privo ancora di una degna torre e di un concerto di campane per le quali i bergamaschi sono tanto orgogliosi. Il 12 novembre 1712 il Prevosto di Sovere D. Marziale benedisse la prima pietra del campanile che fu ultimato dopo due anni. Soltanto però nel 1825 un concerto armonioso di cinque campane cominciò a squillare dall’alto della torre e a cantare le glorie di Maria.

Nemmeno le due guerre del nostro secolo, quella europea e quella mondiale, osarono profanarle per farne cannoni e uccidere i fratelli.

 
 

4. L’ARTE  

 

Erano trascorsi tre secoli dal giorno nel quale era stato costruito il secondo Santuario sul luogo del primo. E purtroppo si rese evidente la necessità di nuovi restauri. Per tale motivo nel 1887 furono rinnovati gli stucchi e la indoratura dell’Altare Maggiore. Dopo due anni questo lavoro fu esteso a tutto il Santuario che acquistò lo splendore primitivo. In tale occasione e con saggio consiglio, le tavolette e quadri che tappezzavano le pareti del Santuario vennero levate e collocate nella Cappella dell’Annunciazione che si incontra a metà della salita. Il primo Santuario era più piccolo, con la volta a cassettoni. L’attuale invece è più vasto, ha tre navate, con tre Altari. La volta è tutta una fantasia di stucchi, di arabeschi, dipinti e simboli Mariani. La cantoria e facciata dell’organo sono opere fantoniane. Il confessionale per le donne è un autentico gioiello d’arte. L’Altare Maggior; è pure fantoniano. Al centro campeggia la tribuna marmorea sulla quale è collocata la miracolosa Immagine della Vergine. Ai due lati vi sono due Angeli in adorazione. Gradini e mensa sono in marmo intarsiato. Al centro sotto mensa si ammira una squisita medaglia di marmo in rilievo che rappresenta la Visita di Maria alla cugina Elisabetta. Due Angioletti guardano estatici quell’incontro, quell’abbraccio della Madre Divina colla Madre del Precursore Battista.

Due celebri pittori hanno portato il contributo del loro genio a questo Santuario Mariano. Sono il Cavagna colla tela rappresentante l’Annunciazione ed i Carpinoni padre e figlia Maria di Clusone con altri quadri.

Il pavimento, le balaustre, i due altari laterali sono di marmo con squisiti intarsi e tele pregiate. Questo Santuario si potrebbe chiamare una vera Pinacoteca d’arte che onora altamente la Madre Divina.

Sotto il Santuario vi è poi uno scurolo o piccola Chiesa nella quale è venerata la deposizione di Gesù morto.

La statua del Martire Divino, la sua Madre Addolorata e gli altri quattro personaggi che la circondano sono un’artistica opera fantoniana che invita al raccoglimento, alla preghiera.

 

D. Gino Fantini

 

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