venerdì 19 aprile 2013

V Sabato della Grande Quaresima – L’Inno Akathistos

 
V Sabato della Grande Quaresima
L’Inno Akathistos


Icona della Madre di Dio dell’Akathistos

 
 
 
Il quinto sabato della Grande Quaresima, il Sabato dell’Akathistos, ricordiamo l’icona della Santissima Theotokos “Laudi della Vergine”.
Intorno all’anno 626, Persiani, Avari e Slavi giunsero con un grande esercito e assediarono la città imperiale di Costantinopoli, mentre l’imperatore Eraclio e il corpo principale dell’esercito bizantino erano assenti in Oriente. Le navi nemiche avevano riempito il mare, in particolare il Corno d’Oro, e a terra gli avversari erano pronti per l’attacco con fanti, cavalli e macchine da guerra. Il patriarca Sergio esortò la popolazione a non perdersi d’animo, e ad avere fiducia in Dio. Benché i cittadini coraggiosamente tentassero di resistere, erano pochi di numero e non sarebbero stati in grado di respingere l’attacco di un così grande esercito. Di conseguenza, non potevano contare su altro mezzo di salvezza, se non la protezione della Vergine. Fu fatta una processione per la città con la Croce del Signore, la veste della Vergine, l’icona del Salvatore non fatta da mani d’uomo, e l’Icona della Madre di Dio Hodigitria. Il Patriarca immerse la veste della Vergine nel mare, e all’improvviso una tempesta violenta sconquassò tutte le navi e le sommerse, e i corpi degli invasori furono sbalzati fuori vicino a Blachernae il quartiere della città dove era la famosa chiesa della Vergine Orante. Ricevuto coraggio da ciò, la gente uscì dalla città e respinse le forze rimanenti, che fuggirono per la paura.
Nel 673, la città fu di nuovo miracolosamente salvata, questa volta da un’invasione degli arabi. Poi, nel 717-718, una flotta araba guidata dal generale saraceno Maslama assediò ancora una volta la città. La superiorità numerica del nemico era così travolgente che la caduta della città imperiale sembrava imminente. Ma ecco la Madre di Dio, insieme ad una moltitudine di schiere angeliche, apparve all’improvviso oltre le mura della città. Le forze nemiche, colpite dal terrore e gettate nel panico a questa apparizione, fuggirono in disordine. Poco dopo, la flotta araba fu completamente distrutta da una terribile tempesta nel Mar Egeo, alla vigilia dell’Annunciazione il 24 marzo 718. Da allora in poi, una speciale “festa della vittoria e di ringraziamento” è stata dedicata a celebrare e commemorare questi miracoli. In queste magnifiche celebrazioni è prominente l’Inno Akathistos che detiene il posto d’onore. Sembra che anche prima in occasione degli assalti nemici di cui sopra, l’Inno Akathistos fosse già in uso come ufficiatura prevista per la festa dell’Annunciazione, insieme con il kontakion, “Quando l’incorporeo segretamente informato del comando”, che ha come suo tema l’Annunciazione. Fu solo in occasione del grande miracolo operato per la popolazione cristiana della città imperiale alla vigilia dell’Annunciazione nel 718 che fu composto l’inno “A te, Condottiera Invitta”, molto probabilmente da San Germano, Patriarca di Costantinopoli.
Gli storici hanno attribuito l’Inno Akathistos a Sergio Patriarca di Costantinopoli (638), a san Giorgio il Confessore, vescovo di Pisidia (818), o anche a san Fozio il Grande (891), ognuno dei quali ha vissuto sia nel periodo o successivamente agli assedi di cui sopra. Tuttavia, sembra più probabile dal suo linguaggio, dai contenuti e dallo stile che il vero compositore dell’Inno Akathistos sia san Romano il Melode (VI secolo).




L’icona davanti a cui fu cantato l’Akathistos venne donata dall’impera-tore Alessio Comnenos al Monastero Dionysiou sul monte Athos. Lì ha cominciato a fluire mirra. In Russia prima della Rivoluzione vi erano almeno tre copie di questa icona miracolosa. Essa mostra la Madre di Dio seduta su un trono e circondata da Profeti con le pergamene.
Il metropolita Kallistos (Ware), nella sua introduzione al Triodion Quaresimale, scrive: Una delle più grandi meraviglie della poesia religiosa greca, con una ricchezza di immagini che è la disperazione di un traduttore, l’Inno Akathistos ha ventiquattro strofe principali, alternando lunghe e corte: ogni strofa lunga porta il titolo “ikos” e termina con il ritornello “Rallegrati, sposa non sposata”, mentre ogni strofa breve è denominata “kontakion” e termina con il ritornello “Alliluia”. Il titolo “Akathitos” letteralmente significa “non seduto”, l’Inno viene così chiamato perché mentre lo si canta rimangono tutti in piedi. La maggior parte del canto è costituito da lodi rivolte alla Vergine Santa, e ciascuna inizia con il saluto dell’Arcangelo Gabriele, “Ave” o “Rallegrati” (Lc 1, 28). L’Inno passa in rassegna i principali eventi legati all’Incarnazione di Cristo, a cominciare dall’Annunciazione (ikos primo) e termina con la fuga in Egitto (ikos sesto) e la Presentazione al Tempio (kontakion settimo). Questo Akathistos alla Theotokos è l’unico riconosciuto dal Typikon e utilizzato formalmente nei servizi divini; gli altri, quasi tutti sono più tardi e di origine slava, sono para-liturgici e correntemente utilizzati solo nella devozione privata.
Traduzione di D. N. © Tradizione Cristiana

 
 

Nessun commento:

Posta un commento